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FINANZA/ 2. Ecco dove l'asse Merkel-Sarkozy vuol portare l'Europa

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Attualmente esso consiste nell’attivazione, in caso di crisi, dell’European Financial Stability Mechanism (Efsm) e dell’European Financial Stability Facility (Efsf). Il primo è limitato (60 miliardi di euro) e finanziato con fondi comunitari; il secondo è molto più rilevante (440 miliardi di euro) e finanziato con fondi raccolti sui mercati finanziari mediante l’emissione, da parte di Efsf, di obbligazioni garantite dai governi europei (c’è quindi già almeno un abbozzo di e-bond). A questi fondi si aggiungono quelli messi a disposizione dal Fmi. L’erogazione degli aiuti europei inoltre è sottoposta alla condizionalità dell’Unione Europea: il paese destinatario deve adottare misure di risanamento fiscale concordate con l’Unione per poter accedere ai fondi. I fondi messi sul tavolo finora sono più che sufficienti per far fronte alla crisi del debito sovrano di Grecia, Irlanda e Portogallo, ma sono a rischio di esaurimento se il problema dovesse colpire seriamente la Spagna. Non si tratta però soltanto di accrescere la dotazione di questi fondi, ma anche di rendere permanente e rivedere il funzionamento del meccanismo.

 

In quale direzione andrebbe rivisto il meccanismo?

 

L’asse franco-tedesco (Merkel-Sarkozy) ha proposto di sostituire i due fondi visti sopra con un “meccanismo di stabilizzazione europeo” (permanente) a partire dal 2013. La parte più controversa di questa proposta è l’idea di rendere partecipi della soluzione della crisi anche gli investitori privati: i detentori di titoli di Stato del paese in crisi dovrebbero accettare una riduzione del valore dei titoli (haircut) o un allungamento delle scadenze o una riduzione del servizio del debito. In altri termini, del meccanismo di soluzione farebbe parte non solo il bail-out a carico dell’Unione europea ma anche il bail-in a carico degli investitori privati. A me sembra una richiesta sacrosanta, ma ovviamente ha innervosito i mercati perché gli investitori in obbligazioni di Stato anticipano di doversi accollare una ristrutturazione - peraltro soft e ordinata - del debito. Occorre però aver chiaro che prima o poi il problema di una ristrutturazione del debito sovrano di paesi come Grecia o Irlanda si riproporrà. I pacchetti di aiuto hanno solo “comprato tempo”. Inoltre la condizionalità dell’Unione finora mi è sembrata semplicemente ottusa. La Grecia ha dovuto accettare una tabella di marcia nel riequilibrio di finanza pubblica semplicemente poco credibile. I risparmi di spesa e l’incremento di entrate rischiano di essere vanificati se il Paese non riesce più a crescere. Per uscire dal cul de sac, gli operatori dei mercati finanziari dovrebbero adattarsi a una prospettiva di più lungo periodo nel riequilibrio della finanza pubblica e a partecipare a una ristrutturazione soft e ordinata del debito pubblico esistente. Ciò li aiuterebbe anche a prezzare meglio il rischio che si assumono.

 

Che ne pensa del programma di acquisto di titoli del debito pubblico da parte della Bce?

 

L’acquisto dei titoli pubblici dei paesi in crisi da parte della Banca centrale europea è la seconda gamba del meccanismo di risoluzione delle crisi. È stata definita l’“opzione nucleare” all’epoca del pacchetto greco, per connotarne la novità dirompente rispetto alla gestione della politica monetaria pre-crisi. Finora l’intervento è stato limitato (meno di 100 miliardi di euro). Molto probabilmente, occorrerà un notevole incremento degli acquisti. Qualche economista ritiene che questo tipo di intervento dovrebbe raggiungere 1000 miliardi di euro, ma non mi sembra che, all’interno della Bce, ci sia la volontà politica di spingersi fino a questo punto. In particolare, l’attuale governatore della Bundesbank Axel Weber (pretendente alla carica di presidente della Bce allo scadere del mandato di Trichet) si è espresso pubblicamente contro questo tipo di politica. Eppure questa disponibilità da parte della Bce è certamente l’ingrediente chiave (assolutamente irrinunciabile) per stabilizzare i mercati in presenza di rischio sovrano.

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