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Economia e Finanza

FINANZA/ 3. Gli “imbrogli” che ci regalano un euro al collasso

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Purtroppo per i teorici della finanza, al posto dei disciplinati calcolatori, tra le scrivanie delle banche si aggirano persone in carne e ossa. E allargando il campo degli operatori economici, la situazione non diventa certo più logica: il razionalismo impossibile per un trader sopravvissuto a un infarto, due divorzi e tre pinte di birra al giorno negli ultimi quindici anni non si può certo pretendere dalla massaia madrilena che si precipita allo sportello al primo falso allarme.

 

In definitiva, l’Irlanda si salverà? Non lo so ma, non essendo uno di quei guru che vive profetizzando sventure, mi auguro di sì. C’è una questione su cui, tuttavia, voglio pronunciarmi: a oggi i titoli pubblici dei diversi paesi dell’Unione, pur essendo tutti denominati in euro, pagano tassi di interesse differenti a seconda del rischio percepito. Per questo motivo, un titolo greco paga uno spread del 9%, mentre un titolo tedesco a scadenza un anno può limitarsi a uno spread “zerovirgola” (0,6% sull’Euribor, mentre scrivo). In una situazione normale, a riequilibrare la disparità tra i due rendimenti ci penserebbe il tasso di cambio tra le due valute. Ma Germania e Grecia hanno la stessa valuta.

 

La prima conseguenza che ne ricavo è che l’Euro degli europei non esiste. Non tanto perché l’euro sia una moneta di cioccolato (se Bruxelles battesse un colpo, sarebbe comunque apprezzato), ma perché sono gli europei a non aver mai fatto capolino. A bruciare le auto ad Atene ci sono i greci, a urlare contro il Fondo Monetario Internazionale a Dublino ci sono gli irlandesi.

 

La seconda conseguenza ricalca la storia trita e ritrita della formica e della cicala. Pare che alcuni paesi abbiano vissuto oltre le proprie possibilità. A una prima reazione, ci piace pensare che la cicala se la sia andata a cercare. Quando poi, imprevisto dopo imprevisto, la lista delle cicale si allarga fino a coinvolgere tutti, di colpo la cicala sembra degna di un’altra chance.

 

E per quanto ne dicano i modelli econometrici, una nuova opportunità comporterà nuovi rischi. La tentazione sarà di costringere la cicala a pianificare il futuro come un computer. La sfida sarà dimostrare che per vivere insieme, condividendo una moneta comune, non è necessario trasformarci in computer.

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COMMENTI
17/12/2010 - l'avevo scritto anch'io (celestino ferraro)

Non sono un economista, ma l'ho scritto anch'io che questa differenza di rating fra i vari paesi della Ue, con la stessa moneta, è una balordaggine degna del fallimento. Non è possibile che i titoli di Stato greci rendano il 9% e quelli tedeschi lo 0,6%. L'euro è uno scartiloffio che fa comodo solo ai tedeschi: fallirà! CF