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FINANZA/ Così Belgio e Spagna inguaiano anche l’Italia

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Un bel guaio, insomma, del quale oggi si dovrà giocoforza parlare a Bruxelles, visto che per Toby Nangle della Baring Asset Management «la Bce, sotto un rigido codice contabile, potrebbe già essere insolvente. Il sistema finanziario internazionale può reggere una bancarotta della Bce? Ciò che spaventa e non poco i mercati è che non è così facile smentire questa ipotesi». Anche perché, come anticipato, anche il Belgio è ufficialmente finito nel mirino, dopo il downgrade di Standard&Poor’s «a causa della prolungata incertezza politica che può colpire lo status creditizio del paese». Detto fatto, il rendimento del decennale belga è salito al 4,05%, dato che ha portato lo spread di rendimento rispetto al bund a 105 punti base.

 

«È una chiara dimostrazione del contagio dai periferici», ha dichiarato Ioannis Sokos, analista di tassi presso Bnp Paribas a Londra, secondo cui «non era mai accaduta una cosa simile, è una sorpresa, anche se avevamo notato qualcosa dall’andamento degli spreads». D’altronde, con un Parlamento bloccato da otto mesi in cerca di una coalizione, un debito pubblico ormai pari al 100% del Pil, una necessità di rifinanziamento del debito per il prossimo anno pari all’11% del Pil e 65 miliardi di euro di bonds e bills a maturazione sempre nel 2011 (dati Bloomberg) c’è poco da stare allegri. Lunedì, inoltre, lo stesso Fondo Monetario Internazionale era intervenuto duramente nei confronti di Bruxelles invitando a «preparare e presentare un chiaro piano che contenga il contagio dall’estero».

 

Per Jean Deboutte, responsabile dell’Ufficio del debito nazionale belga, «questo è molto grave per la nostra reputazione, per ora la situazione è gestibile, ma i premi che dobbiamo pagare continuano a crescere un po’ alla volta». Per Standard&Poor’s, «è certo che la prolungata incertezza economica in Belgio pone dei rischi. L’attuale governo di gestione potrebbe non essere equipaggiato per rispondere a shock verso le finanze pubbliche. Se il Belgio fallisce ancora nel tentativo di formare in fretta un governo, un downgrade potrebbe arrivare entro sei mesi». Inoltre, il Belgio ha un sistema bancario con assets equivalenti al 340% del Pil e grosse garanzie statali: gli istituti belgi, guidati da Dexia e KBC, hanno 54 miliardi di esposizione netta solo con l’Irlanda, stando a dati della Banca per i Regolamenti Internazionali. Nonostante abbia un surplus di conto corrente e un buon livello di risparmio privato, il Belgio sconta inoltre un’enorme erosione di competitività del lavoro rispetto alla Germania e uno shock anagrafico della popolazione: tutti indicatori tutt’altro che incoraggianti e sottolineati con la matita rossa dal Fmi nel suo ultimo report. Insomma, il rischio contagio è alle porte e anche l’Italia rischia.

 

Abbiamo chiesto un parere al riguardo ad Ambrose Evans-Pritchard, capo della redazione economica internazionale del Daily Telegraph: «Non penso che l’Italia sia a rischio immediato, non ancora. Il voto alla Camera di martedì è stato accolto con applausi nella City, visto che la comunità finanziaria londinese è nettamente long sul debito italiano ed europeo: un po’ meno applausi si sono sentiti a Mayfair (sede dei fondi speculativi, ndr), dove invece sono tutti short, ma questo non deve spaventarvi, la City è più grande e più influente. Quindi il sentiment verso il vostro paese ancora buono nella comunità finanziaria e ci vorrebbe uno shock di qualche tipo per farlo cambiare. Attenzione, però: non necessariamente un grosso shock. Anche una minima percezione sui mercati che i vostri dati macro possano essere stati manipolati in passato potrebbe causare preoccupazione, oppure un’asta di titoli di Stato che non vada bene. Ma se la Spagna va in crisi, allora non vedo come l’Italia potrebbe resistere allo tsunami. Il destino di Roma è nelle mani di Madrid».



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COMMENTI
17/12/2010 - Fatti (giorgio cordiero)

Il suo ragionamento, Signor AF1, è ipoteticamente corretto, però ci sono fatti e dichiarazioni non smentite che confermano l'interesse della Cina ell'acquisto di Titoli di stato europei, questo potrebbe avvenire anche per un discorso di equilibrio valutario delle finanze interne cinesi che significa uno spostamento da dollaro ad euro. La Cina in questo momento funge anche da equalizzatore valutario e di ciò bisogna aprezzare una lungimiranza finanziaria che difetta parecchio ai banchieri centrali europei ed americani, troppo persi in particolarismi e provincialismi che , in una economia globalizzata sono quantomeno anacronistici. Supporto le mie afermazioni: In una recente intervista del ministro degli esteri portoghese Luis Amado, rilasciata al settimanale "Expresso", questi afferma che Lisbona potrebbe essere costretta ad uno scenario di uscita dall'euro" "per riguadagnare le condizioni di stabilità e fiducia dei mercati". "Abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti i gruppi politici e delle istituzioni, per fronteggiare la gravita' della situazione". Non è tanto la banca centrale cinese ad acquistare tioli greci, portoghesi, ma anche italiani, piuttosto le banche private di quel paese lo stanno facendo. Basta accedere ai books del MOT per rendersi conto che ciò sta già avvenendo da tempo.

 
16/12/2010 - Il mio nome è... (J B)

Gentile Cordiero, trovo un pò difficoltosa la gestione online delle iscrizioni al Sussidiario.net. Ho dovuto creare tre account prima di riuscire a postare e continuo ad avere problemi. Poi siccome il sistema non mi permette di usare la stessa email o il mio nome più volte, ecco il motivo dello pseudonimo. Mi chiami pure AF1, non mi offendo. Sulla Cina che dire: le loro riserve sono in dollari. Piu' i dollari perdono valore, meno comprano. L'inflazione che hanno (quella reale è sul 10%) è un altro problema che secondo me possono risolvere solo facendo quello che gli americani (a mio avviso non nel loro interesse) chiedono: lasciare il RMB libero di apprezzarsi. A quel punto con una moneta forte riconvertono la produzione per la forte domanda interna che indubbiamente hanno. E più si apprezza il RMB, meno comprano T-Bills. Chiaro che più si apprezza il RMB più costeranno i beni importati negli US (la maggior parte!). E meno T Bills comprano... insomma non vorrei essere nei panni di Bernanke (e degli americani, ma in Eu siamo messi male altrettanto. Come Bottarelli puntualmente ci ricorda). Ecco i Cinesi non credo si compreranno il nostro debito che fa senso pure a loro. Credo si compreranno direttamene le nostre industrie e le nostre infrastutture (i porti in Grecia sono un esempio) e se le cose peggiorano, ho idea anche i nostri monumenti!

 
16/12/2010 - dragon ball (giorgio cordiero)

Mi stupisce un po' il sillogismo de Bottarelli, che , pur essendo ineccepibile, viene tenuto isolato da un contesto macro economico mondiale. Gli attori ed i meccanismi , tutti europei, sono noti, stranoti e sempre ben descritti da LEI,ma il contesto è mondiale. IL signore che commenta (detesto gli pseudonimi, ma vedo che è uno che si intende), tanto arguto, quanto purtroppo misterioso,continua ad asserire che il QE non sia la soluzione, ma solo un'altra dilazione che protrarre l'agonia di un sistema pieno di metastasi. Questo è condivisibile, ma ancora una volta parziale. Lo abbiamo già visto l'estate scors quando la Cina asserì che , qualora le aste dei titoli greci fosse andata deserte e qalora non vi fosse intervento dell'Europa...AVREBBE COMPERATO IL DEBITO PUBBLICO GRECO IN SALDO. Sono sicuro che questo è proprio quello che avverrà se l'Europa non correrà in soccorso di se stessa e, visto che stampare moneta (farlocca) non si può fare in eterno, mi sa che questo avverrà. Certo la Cina ha al suo interno una crisi da sovra produzione ormai conclamata, ma la domanda interna è potenzialmente enorme, specie nell'edilizia (200 milioni di persone che ogni anno vogliono un'abitazione migliore).Entro il 2020 verrà completata la linea ad alta velocità tra Duisburg e Pechino (più di 11000 km) , allora la merce tra i due paesi verrà trasferita in 13 giorni...E noi stiamo qui a pettinare le bambole...Lavorare!!! ecco che dobbiamo fare, basta chiacchiere!!!

 
16/12/2010 - La BCE deve stampare moneta? (J B)

Caro Bottarelli, un articolo pungente come al solito. Mi domando però perchè alla fine dei suoi articoli, la soluzione proposta sembra sempre essere: monetizziamo il debito, ovvero la BCE crea moneta digitale dal nulla e compra il debito dei periferici. Vediamo bene cosa sta succedendo negli Us dove la Fed nonostante il suo programma di creazione della moneta dal nulla, il famigerato quantitative easing "QE", vede i rendimenti che continuano a salire. Bernanke ha poi già candidamente ammesso la possibilità di un terzo giro di QE. Non male considerato hanno appena inziato il secondo. Il prezzo di numerose commodities è salito enormemente nel 2010. Insomma, vedo spinte inflazionistiche (sui prezzi) notevoli. Le banche centrali alzeranno gli interessi e dreneranno liquidità? Si? E come? Non appena staccano la spina e sgonfiano il loro bilancio, tutti i benificiari dei bail out falliscono nuovamente. Alzeranno gli interessi in 15 minuti come ha detto Bernanke a 60 minutes? Si, eccome no. Con il debito che hanno, interessi superiori al 3% richiederebbero tutto il gettito fiscale Us per essere pagati. Ricordiamoci che a fine anni 70 con Volcker, quando portò i tassi al 21.5%, il debito di allora era enormemente inferiore a quello di oggi. Vogliamo veramente la BCE segua la stessa strada della Fed? E poi, Zimbawe?