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IL CASO/ C'è un’Italia che vince in Cina, ma perde in casa

Pubblicazione:giovedì 16 dicembre 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

C’è un’Italia competitiva, assolutamente sottorappresentata dai media e misconosciuta dall’immaginario collettivo. È l’Italia che ha reso possibile il miracolo di Shangai, quello per il quale la società statale cinese che ha organizzato l’Expo ha deciso di non smantellare il padiglione italiano - e solo quello, contrariamente alle norme da sempre in vigore per le esposizioni universali - allo scopo di conservarlo come museo.

 

È l’Italia che produce ed esporta in tutto il mondo, nonostante la scala piccola delle sue aziende; l’Italia che risparmia, e acquista i suoi titoli di Stato, evitando che finiscano in maggioranza nelle mani degli investitori stranieri come accade invece a quelli degli Stati Uniti. È l’Italia che sta iniziando a riattirare cervelli, nonostante tutto, e che riesce pur in una grave turbolenza politica a proporre una riforma universitaria non priva di alcuni importanti progressi.

 

È anche un’Italia che guarda perplessa a certi balletti del Paese “legale”, non solo circoscritti alla politica ma, per esempio, anche al mondo delle rappresentanze, che sembrano lontani anni luce dalla frontiera del reale: come, ad esempio, la polemica sulla flessibilità e la produttività in Fiat, per l’adozione di schemi operativi già invalsi in centinaia di aziende anche medie e grandi, eppure oggetto di un contendere che vede senz’altro la Fiom-Cgil, ma anche in parte la stessa Confindustria, ancorate a realtà virtuali che nei fatti sono già state ampiamente e utilmente superate in moltissimi casi. Il Nord-Est insegna.

 

Su quest’Italia che “ce la fa” grava un’unica grande incognita economica, che però si somma a quella dell’incertezza politica, generando un miscuglio potenzialmente esplosivo: il debito pubblico. Il 2010 si chiuderà con l’ennesimo record storico, 1.867 miliardi di debito, pari a quasi il 120% del Pil. E nel prossimo anno - come sicuramente il consiglio europeo che inizia oggi sancirà - la parola d’ordine per tutti i paesi dell’Eurozona sarà proprio quella di ridurre il debito, per dare più sostanza all’euro, incrociare le richieste imperiose della Germania, prevenire nuovi assalti speculativi agli Stati più deboli del sistema.


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COMMENTI
16/12/2010 - pompa idrovora (Diego Perna)

"pompa idrovora di un fisco insaziabile" Questa straordinariamente metaforica, quasi onomatopeica definizione di come il fisco si appropria di tutte quelle risorse che lasciate in mano alle imprese e alle famiglie potrebbero risollevare l'economia del paese, creando innovazione e lavoro li dove serve, e alleviare le sofferenze economiche di molte famiglie, purtroppo non suggerirà ai ns ministri economici nessuna mossa per ridurne il potente risucchio. La mia preoccupazione è che sarà a breve, ancora più forte, magari in maniera occulta o camuffata, per la stabilità nei confronti di un' Europa, che come diceva Jhon Waters chiama salvataggio un prestito ad usura per salvare, non i cittadini irlandesi, ma le potenti banche tedesche,francesi, ecc. Questo denaro riversato a fiumi dovrà essere rimborsato,e a me pare che i debiti, che diverranno sempre più grossi, li pagheranno i più deboli, come accade da che mondo è mondo. Detto ciò, è preferbile leggere gli articoli che parlano del desiderio, senza trascurare quanto succede alla vita concreta ogni giorno, anzi forse non avrebbero senso e sarebbero inutili se il desiderio, non facesse i conti, anche con ciò che scrive Bottarelli. Comunque la definizione del fisco italiano è eccellente, sembra quasi esagerata pur non essendolo, tale che ad alcuni potrebbe sembrare solo una battuta da cabaret per fare ridere. C'è poco da ridere, forse sorridere, desiderando di pagare, un bel giorno, meno tasse,anche nessuna. Buona giornata