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IL CASO/ I paradossi di Confindustria: delusa dall'Italia "scappa via" con Marchionne

Secondo Confindustria, in Italia pesano le riforme mancate. Eppure, spiega MARCO COBIANCHI, nemmeno gli industriali ne hanno fatte

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Quando la Confindustria emette le sue sentenze sull’Italia che “delude” non sta parlando al Paese, ma alla politica. Lo ha fatto anche ieri il Centro Studi dell’associazione nel suo “Scenari Economici”.

Le frasi che vi si leggono sembrano essere state calibrate con un’attenzione ancora maggiore del solito in modo che il messaggio arrivasse forte e chiaro. Eccone alcune: il nostro Paese “replica la cattiva performance che ha manifestato dal 1997 in avanti. Aumenta il conto delle riforme mancate o incomplete o inadeguate rispetto a quanto realizzato dai partner-concorrenti”. “La frenata estiva e autunnale è stata decisamente più netta dell’atteso e il 2010 si chiude con produzione industriale e Pil quasi stagnanti. La malattia della lenta crescita non è mai stata vinta, come la migliorata dinamica della produttività nel 2006 e nel 2007 aveva lasciato sperare”.

Per concludere con un “L’Italia delude”, che non è molto diverso dal famoso “La Fiat senza l’Italia farebbe meglio”. In questo caso la Confindustria sembra essere d’accordo: gli industriali, senza l’Italia, farebbero meglio. Ma è un calambour.

Se, quindi, la Confindustria sta criticando l’immobilismo del governo, lo fa prendendo spunto dalle “riforme mancate”. E ha ragione. Ma è paradossale che la Confindustria accusi il governo di non avere avuto il coraggio di riformare il Paese quando lei stessa ha dovuto subire l’uscita dall’associazione della più importante industria privata del Paese proprio per lo stesso motivo.

Perché le relazioni sindacali firmate dalla Confindustria non sono al passo con i tempi, imbrigliano la sua competitività. In questo senso Sergio Marchionne che esce dalla Confindustria, accusandola di non essere all’altezza delle sue aspettative, assomiglia a Gianfranco Fini che esce dal governo accusandolo di aver tradito le promesse.