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IL CASO/ I paradossi di Confindustria: delusa dall'Italia "scappa via" con Marchionne

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Ma al di là di questo parallelo, occorrerebbe che la Confindustria dicesse al Paese quali sono le riforme che lei per prima ha introdotto nelle relazioni sindacali, l’ambito nel quale la sua azione ha maggior rilievo per gli associati e per il Paese. Occorrerebbe forse avviare una riduzione della pletorica, spesso inutile e ridondante struttura territoriale della Confindustria, presente in ogni provincia italiana attraverso praticamente tutte le sue articolazioni settoriali, che costringono un imprenditore a pagare una quota d’iscrizione due volte: come appartenente a una categoria produttiva e come residente in un territorio. Se il governo non ha tagliato le province (e ha fatto molto male), la Confindustria non ha ridotto i propri costi.

 

Occorrerebbe pensare se non sia il caso che nel momento in cui Silvio Berlusconi ha dovuto sostenere un voto di sfiducia per l’uscita del suo maggiore alleato, Emma Marcegaglia non si interroghi sulla responsabilità della sua presidenza nell’aver consentito che la maggiore azienda privata del Paese abbandonasse l’organizzazione. Un abbandono che non è credibile possa essere pro-tempore.

 

Nella gara a chi non ha riformato l’Italia, la Confindustria non è un giudice, è un concorrente.

 

www.marcocobianchi.wordpress.com



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