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FINANZA/ 1. Chi salverà l’Italia dal “doppio gioco” di Germania e Bce?

Pubblicazione:giovedì 2 dicembre 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Non so se vi siete accorti, ma per la prima volta, all’interno di questo articolo, è stata citata l’Italia come un potenziale paese contagiato. L’altro ieri il differenziale di rendimento tra Btp decennali e Bund tedeschi è volato a 210 punti base (219 alla chiusura delle contrattazioni pomeridiane), nuovo livello massimo dalla nascita dell’euro, mentre quello tra titoli di Stato decennali spagnoli e bund tedeschi è salito fino a 311 punti base, altro record negativo. A confermare le prospettive negative, ci ha pensato subito Jim O’Neill, presidente di Goldman Sachs, secondo cui «l’Italia potrebbe essere la prossima a cadere nella crisi, visto che è stata colpita per la prima volta e ha dimostrato una sensibilità all’attacco».

 

Per Simon Ward, capo analista della Henderson Global Investors di Londra, «i dati di outflow dal vostro mercato obbligazionario parlano chiaro, così come l’aumento dello spread e dei rendimenti. L’Italia, nei fatti, è sulla linea del fuoco. Certo, il sistema bancario è più sano di molti altri e il risparmio privato alto, ma il debito pubblico alle stelle e l’instabilità politica sono come miele per gli orsi del mercato. In condizioni normali, sarebbe preoccupante ma gestibile, in questo contesto di crisi globale non so». Per Ambrose Evans-Pritchard, capo dell’economico al Daily Telegraph, la musica non cambia: «Se la Bce si rifiuterà di dar vita a un piano paracadute come quello posto in essere dalla Fed, l’Italia può definirsi tranquillamente un paese sull’orlo del baratro. Francoforte sta eliminando le misure di aiuto e drenando liquidità in un momento un cui la massa monetaria M3 nell’eurozona si sta già contraendo da tre mesi di fila: o si acquista debito oppure sarà il mercato a decidere. E l’Italia andrà a fare compagnia a Spagna e Portogallo».

 

Già, perché fallito miseramente il tentativo di calmare i mercati da parte dell’Ecofin con l’approvazione del piano di salvataggio irlandese, ieri nuove nubi nere si sono addensate su Lisbona e Madrid. La prima, per bocca della sua stessa Banca centrale, si è sentita dire che «le banche lusitane corrono un rischio intollerabile se il governo non consoliderà le finanze pubbliche in tempi brevi» e soprattutto - dopo un presunto vertice informale a tre - ha dovuto incassare voci incessanti di pressioni della Bce perché acceda agli aiuti Ue in tempi brevi, mentre la seconda (esattamente come accaduto per l’Irlanda una settimana prima dell’ok di Dublino al salvataggio), in maniera correlata, ha scoperto che i propri istituti bancari, anche e soprattutto per l’esposizione in Portogallo, sono visti dai mercati come l’anello debole della crisi, quindi l’obiettivo sensibile, il nervo da colpire.

 

La crescita continua dei cosiddetti “prestiti cattivi”, la competizione per finanziarsi e la bolla immobiliare che potrebbe portare nuove perdite nei bilanci sono altrettanti motivi di tensione, anche perché entro la primavera del prossimo anno banche e governo spagnolo dovranno rastrellare sui mercati qualcosa come 50 miliardi di euro e il solo riassetto del comparto delle casse di risparmio regionali, le cosiddette cajas, è già costato a Madrid 15 miliardi di euro in linee di credito.


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COMMENTI
03/12/2010 - VOGLIAMO IL MODELLO SUSSIDIARIO LOMBARDO (Antonio Maggio)

Possiamo "credere" che ci sia un complotto pangermanico per eliminare il club Med cui l'Italia fa parte ma anche se fosse, è legittimo? E' giusto che la Germania (ed i tedeschi) che nel tempo hanno adottato sistemi di gestione del denaro pubblico più oculato debbano pagare per la finanza allegra degli altri (su tutti l'Italia)? Come è possibile che la Germania è riuscita a riassorbire i costi della riunificazione mentre in Italia si ripropone un piano per il Sud (cioè ulteriori soldi allo "stato nello stato", Sciascia docet)? Continuamo a ballare sul titanic e ballando ballando si arriva sui tetti dei "carrozzoni" universitari, scuole di "ricerca" del come sprecare il denaro. Ben venga l'intervento a gamba tesa della BCE per rendere il RE nudo e mandare a casa i vari vassalli, valvassori e valvassini dai colori cangianti. Vogliamo il modello sussidiario lombardo in tutta Italia! Antonio Maggio

 
02/12/2010 - The Churchillian Gesture (au Vincenz)

Non è il titolo di un film. Questo è il bivio. Nel giugno 1940, davanti al baratro della guerra mondiale e di fronte al terrore nazista, la Gran Bretagna offrì alla Francia l'Unione federale! Ecco la proposta poi respinta per miopia dai francesi, che dovettero quindi affrontare le umiliazioni dell'occupazione: “France and Great Britain shall no longer be two nations, but one Franco-British union,” recita la dichiarazione solenne, che continua “The constitution of the Union will provide for joint organs of defence, foreign, financial and economic policies. Every citizen of France will enjoy immediately citizenship of Great Britain, every British subject will become a citizen of France.” Sostituite da voi i termini e gli attori del problema... Buttare via euro e tutto il resto con gravi contenziosi che dureranno decenni oppure creare un'Unione vera, emettere titoli europei, controllare pienamente i default inevitabili e mutuare seriamente quello che Fed e USA stanno già facendo? In ogni caso la scelta da farsi e le sue conseguenze riguarderanno tutti noi cittadini europei.