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FINANZA/ 1. Pelanda: l’Italia abbandonata dall’Ue. Ecco come si può salvare

Pubblicazione:martedì 21 dicembre 2010

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

La scorsa settimana, la Ue, dominata dall’influenza tedesca, ha respinto la proposta italiana di europeizzazione parziale dei debiti pubblici per rafforzarne la credibilità grazie a una garanzia solidale di tutto l’eurosistema. Utile, soprattutto, a ridurre i costi di rifinanziamento dei debiti stessi, insostenibili per i Paesi industrialmente deboli e con deficit elevati come Grecia, Portogallo e Spagna oppure industrialmente forti, ma con debito storico enorme come l’Italia. Ciò significa, per noi, che il problema del debito italiano non potrà avere soluzioni europee, ma solo nazionali.

 

L’Italia dovrà aumentare la propria credibilità sovrana di fronte al mercato. Ciò implica tagli alla spesa pubblica e allo stesso tempo detassazioni per stimolare una maggiore crescita del Pil per dimostrare che il gettito annuo sarà sufficiente a ripagare il debito. Come? Regno Unito e Germania hanno messo in priorità il rigore. Il primo ha tagliato, qualche settimana fa, di quasi 100 miliardi equivalenti la spesa pubblica per contenere l’indebitamento. La seconda, già dal 2009, ha messo in Costituzione il divieto di fare deficit annuo, dal 2016 a livello federale e dal 2020 per gli enti locali.

 

Se applicassimo in Italia misure e tempi simili, dovremmo tagliare 45 miliardi di spesa pubblica strutturale - cioè il 3% del Pil - dal 2013 al 2016 in poi, e altri 30, a occhio, nel periodo 2011-12. Ma dovremmo anche detassare per essere credibili nel rilancio della crescita. Gli inglesi la ottengono via rigore che rafforza la piazza finanziaria di Londra e la sterlina. I tedeschi la fanno via export sostenuto da contratti geopolitici. L’Italia, per incrementare il Pil, deve aumentare i consumi interni togliendo tasse. Quanto? Di almeno 40 miliardi che equivalgono, scontando l’effetto crescita, a circa 25 miliardi di taglio strutturale nella spesa.

 

In tutto 100 miliardi di tagli nel periodo 2011-16. Ciò porterebbe a una deflazione troppo violenta dell’economia italiana (con rischio di “stagflazione” per l’aumento dell’inflazione energetica importata) e a rivolte nelle strade in quanto per risparmiare una tale cifra non basterebbe limare gli sprechi, ma bisognerebbe ridurre le garanzie dello Stato sociale. In sintesi, o l’Italia esce dall’euro, consolidando il proprio debito in una nuova moneta svalutata o dichiarandone l’insolvenza parziale, oppure deve cambiare il modello di Stato sociale con rischio elevato di conflitto interno.


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COMMENTI
21/12/2010 - altro risparmio (Antonio Casagrande)

quanto si potrebbe risparmiare riducendo i politici e le strutture che si sono inventate e con costi che non hanno dovuto contrattare? Vedi numero dei parlamentari, le provincie, gli enti inutili(ma quando?), finanziamento ai partiti (ne inventano apposta), ecc.. L'elenco protrebbe arrivare all'infinito vista l'enorme fantasia dimostrata per vivere alle spalle del contribuente senza nessun servizio allo stesso. Almeno la loro capacità di crearsi posti ben remunerati l'usassero per risolvere i problemi della collettività. E non sono un anarchico.