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IL CASO/ Alle piccole imprese conviene diventare grandi? Chiedetelo ai numeri...

Pubblicazione:venerdì 3 dicembre 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Nel dibattito oggi molto acceso su come agganciare la ripresa mantenendo nel contempo sotto controllo il bilancio pubblico, i presunti gap di competitività tra noi e gli altri Paesi industrializzati sono spesso fatti risalire alla dimensione della nostra struttura produttiva, che sarebbe troppo piccola e comunque inadeguata, incapace di reggere la concorrenza globale.

 

L’Italia, si sa, è il paese della piccola impresa (il 95% del totale delle imprese ha meno di 10 addetti) e il presupposto teorico per chi fa risalire la causa di tutti i nostri guai alla dimensione troppo ridotta delle imprese è ovviamente che al crescere della dimensione si riescono a realizzare performance migliori e si raggiunge una maggiore redditività.

 

Ma è proprio così? In effetti qualche dubbio dovrebbe esserci, perché secondo i dati di una autorevole ricerca presentata questa settimana la validità empirica di questo assunto sembra essere piuttosto discutibile. E se il dato reale ha ancora un valore (cosa che molti economisti nostrani faticano a concepire), allora qualche riflessione bisognerà pur trarla. Ma andiamo per ordine.

 

Da molti anni ormai le analisi condotte con metodo e rigore da Mediobanca e Unioncamere sul sistema produttivo italiano ci hanno insegnato a guardare con grande attenzione all’articolato e variegato insieme costituito dalle cosiddette medie imprese, ovvero le società di capitali a controllo autonomo con un fatturato complessivo tra 13 e 290 milioni di euro e una forza lavoro tra 50 e 499 dipendenti.

 

Si tratta di quell’ormai famoso quarto capitalismo fatto di imprese di media dimensione in grado di coniugare il tradizionale legame con il territorio della nostra imprenditorialità con la capacità di competere efficacemente in uno scenario sempre più globale. A queste analisi focalizzate sull’Italia (la cui prima realizzazione risale 1998 e l’ultima allo scorso mese di marzo 2010), si è aggiunta quest’anno, in partnership con Confindustria, una prima versione internazionale della ricerca avente lo scopo di studiare e confrontare tra loro le medie imprese di vari paesi europei.

 

La ricerca presentata il 30 novembre scorso (Prima Indagine Confindustria-R&S Mediobanca-Uniocamere sulle Medie Imprese) ha cominciato con l’estendere l’analisi alle medie imprese tedesche e spagnole, presentando anche un quadro di confronto con la situazione degli analoghi soggetti del nostro Paese. Sebbene l’indagine faccia riferimento a dati del 2006, un periodo che la crisi fa oggi apparire lontanissimo, e soffra anche di qualche disomogeneità (ad esempio, per l’Italia i risultati derivano dall’insieme di tutte le medie imprese, mentre per la Spagna e la Germania ci si è basati su indagini campionarie variamente rappresentative dell’universo di riferimento), tuttavia molti dei risultati emersi destano un particolare interesse, anche per la sostanziale originalità di un’analisi di questa ampiezza e profondità.


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COMMENTI
03/12/2010 - Medesima cosa. (claudia mazzola)

Parlo da micro impresa, grande o piccola che sia quando la società lavorativa arriva ad un picco di opulenza, è molto difficile fare numeri a meno che non si consumi per sprecare. Nel settore di mio marito, vendita cad sw per edilizia è dura, acquistano solo se hanno commesse, il che è bello anche se purtroppo non si fattura.

 
03/12/2010 - Infatti chiediamolo ai numeri... (forno lodovico)

.., ma non a quelli basati su dati statistici, per quanto accurati. Vista la sua domanda, che francamente trovo astratta, di quale sia il mix di dimensione aziendale, ideale..quei numeri la portano quantomeno lontano da indicare strategie concrete agli imprenditori che la leggono. Relegando l'articolo a mera rubrica statistica di valore sociologico. Do anch'io i miei numeri, sperando di dare un contributo. Facendo 100 il costo industriale per produrre e 25 il costo generale per gestire tale produzione, la domanda che mi porrei come imprenditore è questa: con questi numeri ed il relativo margine operativo, è possibile alla mia azienda mantenere od incrementare il margine, diminuendo il prezzo medio unitario dei miei prodotti? Ovvero è possibile aumentare la redditività ed anche la competitività della mia azienda? La pura e semplice logica dei nr direbbe si. E' possibile se aumento il mio fatturato mantendo gli stessi costi generali. Cioè diventare più grandi. Perchè questo non avviene nella realtà a mio avviso dipende da come si diventa più grandi. Normalmente questo avviene a scapito della competitività aziendale. Ecco i suoi numeri. Cordiali saluti Lodovico Forno