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IL CASO/ Alle piccole imprese conviene diventare grandi? Chiedetelo ai numeri...

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La ricerca mostra, in via di sintesi, come la media dimensione rappresenti in tutti e tre i Paesi una fascia di grande efficienza della manifattura. In via specifica, oltre ad alcune conferme, come la potenza tecnologica della Germania (con la fascia alta e medio-alta della tecnologia che rappresenta il 43% circa del fatturato delle medie imprese tedesche e solo il 30% di quelle italiane e il 27% di quelle spagnole), o come il fatto che le imprese italiane, in questo caso di media dimensione, sono tra le più tartassate d’Europa quanto a prelievo fiscale (con un tax rate al 48% contro il 25% circa di Spagna e Germania), dall’analisi emergono anche elementi di novità, almeno parzialmente inattesi.

 

Tra questi ultimi, in particolare, sono da segnalare le relazioni tra dimensione d’impresa e performance, da un lato, e tra dimensione e redditività dall’altro. Ebbene entrambe queste relazioni - che dovrebbero essere positive secondo i detrattori della piccola impresa sopra menzionati - risultano invece clamorosamente negative sulla base dei dati utilizzati nell’indagine Confindustria R&S-Unioncamere.

 

Come sono stati ottenuti questi risultati sorprendenti? I ricercatori di R&S hanno dapprima suddiviso le medie imprese in tre gruppi relativi a dimensioni crescenti di addetti (50-99, 100-249, 250-499) e hanno poi mostrato come sia il valore aggiunto netto per occupato (che è una tipica misura di efficienza di performance), sia il margine operativo netto sul valore aggiunto e la redditività del capitale investito (due misure classiche di redditività) decrescono man mano che si passa dalla prima classe (50-99 addetti) alla seconda (100-249) e alla terza (250-499). E questo risultato è stato ottenuto sia in riferimento alle imprese italiane sia a quelle spagnole sia a quelle tedesche, il che dimostra come si tratti di una conclusione particolarmente robusta e significativa.

 

Cosa dedurre da questi risultati? Non è certamente il caso di concludere che la struttura produttiva italiana è ottimale. Sono a tutti note le difficoltà che incontrano le nostre piccole imprese a conquistare nuovi mercati, a fare formazione, a fare ricerca e sviluppo, ecc. Si tratta di problemi che obbligano a considerare fondamentale per la nostra competitività lo sviluppo di una classe di medie imprese in grado di meglio affrontare le difficoltà e i costi dell’innovazione e dell’internazionalizzazione. Cosa che in effetti sta avvenendo.

 

Risultati così al di fuori delle attese ci portano però anche a concludere che probabilmente il nostro sistema produttivo non ha ancora scoperto il modo migliore per affrontare le sfide della complessità poste dall’epoca della globalizzazione (o della post-globalizzazione). In altri termini: date le condizioni di partenza delle nostre imprese, quale potrebbe essere il giusto mix di piccola, media e grande impresa capace di sostenere in modo ottimale una sfida competitiva complessa, a volte brutale, e in rapido divenire?


COMMENTI
03/12/2010 - Medesima cosa. (claudia mazzola)

Parlo da micro impresa, grande o piccola che sia quando la società lavorativa arriva ad un picco di opulenza, è molto difficile fare numeri a meno che non si consumi per sprecare. Nel settore di mio marito, vendita cad sw per edilizia è dura, acquistano solo se hanno commesse, il che è bello anche se purtroppo non si fattura.

 
03/12/2010 - Infatti chiediamolo ai numeri... (forno lodovico)

.., ma non a quelli basati su dati statistici, per quanto accurati. Vista la sua domanda, che francamente trovo astratta, di quale sia il mix di dimensione aziendale, ideale..quei numeri la portano quantomeno lontano da indicare strategie concrete agli imprenditori che la leggono. Relegando l'articolo a mera rubrica statistica di valore sociologico. Do anch'io i miei numeri, sperando di dare un contributo. Facendo 100 il costo industriale per produrre e 25 il costo generale per gestire tale produzione, la domanda che mi porrei come imprenditore è questa: con questi numeri ed il relativo margine operativo, è possibile alla mia azienda mantenere od incrementare il margine, diminuendo il prezzo medio unitario dei miei prodotti? Ovvero è possibile aumentare la redditività ed anche la competitività della mia azienda? La pura e semplice logica dei nr direbbe si. E' possibile se aumento il mio fatturato mantendo gli stessi costi generali. Cioè diventare più grandi. Perchè questo non avviene nella realtà a mio avviso dipende da come si diventa più grandi. Normalmente questo avviene a scapito della competitività aziendale. Ecco i suoi numeri. Cordiali saluti Lodovico Forno