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FIAT/ Bertone: ecco quanto guadagna l’Italia dalla rivoluzione-Marchionne

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Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)  Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Quanto vale la scommessa Marchionne per l’industria italiana? In senso stretto, si può rispondere: venti miliardi di euro, tanti quanto sono gli investimenti promessi dal numero uno di Fiat. Ma la risposta è riduttiva. Non solo perché la cifra, se si tiene conto dell’indotto, va moltiplicata almeno per due volte e mezzo. Ma soprattutto perché, senza quell’investimento, la presenza delle quattro ruote Fiat nel Belpaese sarebbe destinata a ridursi a una quota poco più che simbolica, con effetti devastanti per l’indotto della meccanica e dell’elettronica.

 

Basti dire che per ogni 100 euro fatturati dalla Fiat se ne producono almeno altri 250 per l’indotto. Ogni posto di lavoro nell’industria dell’auto traina con sé, in media, altri sette occupati nei settori più disparati: componentistica, ma anche reti di vendita, addetti alle infrastrutture, centri di ricerca e investimenti nell’istruzione universitaria fino agli addetti alle pulizie e, non ultimo, il settore pubblicità.

 

I 9 miliardi di fatturato del Lingotto, insomma, ne generano altri 22 e mezzo. Senza dimenticare l’effetto traino sull’export a vantaggio del resto del made in Italy, robot, siderurgia, impiantistica e così via che si muove al seguito della multinazionale. Un indotto ormai adulto, che fattura metà dei suoi ricavi (oltre 40 miliardi di euro) con clienti diversi da Fiat, ma che avrebbe difficoltà, salvo esempi eccellenti (vedi Brembo) a investire e crescere se non ci fosse un grande campione nazionale.

 

Insomma, è realistica, la stima avanzata da Il Sole 24 Ore: l’impatto della Fiat sul giro d’affari del sistema auto italiano è attorno ai 51-52 miliardi. Cifra che sale naturalmente se si considera l’impatto sul terziario, dalle società di consulenza al marketing. O sulla dinamica dei consumi, degli investimenti dei lavoratori (vedi la casa) e così via. Possiamo azzardare una cifra moltiplicata per due, il 5% del Pil o giù di lì.


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COMMENTI
02/01/2011 - non vedo conflitto (attilio sangiani)

Non mi pare che le iniziative della Fiat di Marchionne siano in contrasto con le PMI,gli artigiani,i coltivatori o i pastori. Se questi sono in via di estinzione,come già è avvenuto in tanti paesi sviluppati,la causa è da ricercare altrove. Certamente la "globalizzazione dei mercati,dai capitali alla manodopera ed alle merci,avvenuta in modo selvaggio ( ad opera della sinistra,almeno in Italia ) ha accelerato dolorosamente un processo di storia economica inevitabile,come nella Parigi '800 delle sartine... Però non tutto è perduto: molti studiosi competenti vedono una ridimensionamento dei pericoli cui le piccole iniziative sembrano condannate. Infatti lacooperazione,l'associazione, migliorati servizi per l'esportazione possono salvare le PMI,l'artigianato,ecc. Quanto poi considerare "qualcosa di sinistra" demonizzare gli investimenti Fiat,invocando Bersani,mi sembra paradossale,perchè proprio la sinistra targata Bersani si è buttata a capofitto nella globalizzazione,fin dagli anni '90,quando era al potere.Ciò fa parte del "marasma"....

 
31/12/2010 - BERSANI "Dì qualcosa di sinistra!", (corrado mazzuzi)

Bersani ti rendi conto delle conseguenze che l'accordo di Mirafiori comporterà per le tue adorate piccole/medie imprese... On Mantovano qui va tutto in fumo!

 
31/12/2010 - Mica sono la Fiat 2 (Diego Perna)

nella qualità, sono prodotti di una terra con caratteristiche uniche, come non ne esistono altre al mondo, ma per questo nessuno, tra i grandi opinionisti, spende parole. Perché? C’è qualcosa che non funziona, o almeno non torna, è come se ci fossero due Italie diverse, una cui l’informazione è favorevole e ne canta le lodi, e una cui non è data voce, oppure se ne raccontano solo i lati negativi, e i pastori passano per violenti e ribelli, nel senso peggiore dei termini. I piccoli imprenditori, invece fanno meno rumore, a volte si tolgono la vita, o provano a fare rapine pentendosi già prima di compierle, vedi articolo di Gramellini di qualche giorno fa, ma probabilmente non hanno ancora capito cosa sta succedendo. Se ne scompariranno, pian piano il 20, 30% o di più, nessuno lo vedrà, non accadrà tutto in un botto, non sono preparati alla globalizzazione, se la saranno voluta. Per finire, direi che se ci fosse più coerenza, forse tutti preferiremmo le Fiat, i formaggi sardi o i manufatti italiani, ma non mi pare sia così, soprattutto tra gli addetti ai lavori dell’informazione che al massimo concedono qualche pacca di consolazione a quei piccoli imprenditori che, poverini, si trovano spiazzato in mondo dove contano finanza, informazione, e cultura da teleschermo . “Fortunatamente” in Italia non siamo tutti pastori, contadini e artigiani, forse ce la possiamo fare! ..Ma comunque a me, ‘ sta globalizzazione …( così com’è) me pare ‘na strunzata. Buon 2011 a tutti

 
31/12/2010 - Mica sono la Fiat (Diego Perna)

Forse è stato un male che lo Stato abbia tolto gli incentivi per l'auto, vista la grande importanza della Fiat per l'economia Italiana e per ciò che ne consegue a livello di ricerca e innovazione. Se la Fiat è la cartina tornasole per un'Italia industrializzata o meno nell'era della globalizzazione, sarà il caso di dare a Marchionne tutto ciò che chiede.. A questo punto però mi chiedo, come potranno gli altri che in questo paese producono ricchezza, ad andare avanti, avendo meno peso mediatico, cioè non riuscendo a far capire agli italiani e al governo, quale sia il loro peso reale nell'economia. Mi ci metto anch'io tra questi ultimi, o invisibili come si dice da un po’, e vi garantisco che non mi va di aspettare che la Fiat faccia da traino all'Italia produttiva,( sempre sia così) prima che arrivi qualche briciola alle PMI ( pagata dopo 12 mesi una sorta di finanziamento gratis)), all'indotto e a tutto il resto. Ci vorrebbe un Marchionne delle PMI, cosa che non accadrà mai, le Pmi non hanno la coscienza della forza che hanno, e tutto si muove affinché ne sempre meno consapevoli. I loro rappresentanti curano solo i propri interessi e non hanno mai voce ai tavoli delle trattative. Penso ai pastori sardi, nessuno li rappresenta se non loro stessi, e questo non piace, disturba l’ “organizzazione” e poi che contano quattro pecorai, mica sono la Fiat. Eppure non chiedono che avere le condizioni per lavorare, i loro sono formaggi, latte, prodotti che non avrebbero concorrenza...