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FIAT/ Bertone: ecco quanto guadagna l’Italia dalla rivoluzione-Marchionne

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Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)  Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Basta questa considerazione a spiegare perché è così importante trattenere l’investimento Fiat in Italia. In una situazione economica del tutto diversa da quella in cui sono maturati gli accordi capitale-lavoro del passato. Fino a ieri, Stato e industria dell’auto, non solo in Italia, erano legate da un vero e proprio cordone ombelicale, motivato dall’importanza, insostituibile, dell’auto come motore della crescita interna.

 

I big delle quattro ruote sono riusciti, in passato, a dettare la propria legge ai governi che hanno sostenuto in vario modo le industrie nazionali. Ora non è più possibile, vista la situazione del bilancio pubblico. Ma anche per la dinamica dei mercati. Oggi, nel mondo, gli impianti in attività sono sufficienti a coprire una produzione di oltre 90 milioni di veicoli l’anno contro un mercato che nel 2010 ne ha assorbiti poco meno di 70 milioni. Colpa della crisi? In realtà, si è trattato di un anno record, grazie al boom della Cina, dell’India e dell’America Latina, oltre alla ripresa negli Usa. La caduta della domanda ha riguardato la sola Europa occidentale, cioè il mercato più maturo.

 

Insomma, di auto se ne fanno troppe. E in prospettiva se ne faranno ancora di più. Perché i Paesi emergenti, esattamente come in passato americani ed europei, non hanno alcuna intenzione di rinunciare all’effetto traino dell’industria dell’auto. Per questo si moltiplicano intese e joint venture per produrre automobili in impianti nuovi, vicini ai mercati di sbocco più appetibili e nel rispetto delle regole del gioco delle tariffe.

 

Non è certo per odio nei confronti della Penisola, ad esempio, che la Fiat progetta il proprio sviluppo in Brasile, Russia o Polonia. Piuttosto che in Messico, cioè all’interno dell’area doganale Nafta (che comprende Usa e Canada) o in Serbia, Paese che gode di agevolazioni commerciali con la Russia. Vendere auto è diventato un mestiere molto difficile in cui nessun produttore, a partire dalla Fiat che è uno dei più deboli, può permettersi di fare sconti.



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COMMENTI
02/01/2011 - non vedo conflitto (attilio sangiani)

Non mi pare che le iniziative della Fiat di Marchionne siano in contrasto con le PMI,gli artigiani,i coltivatori o i pastori. Se questi sono in via di estinzione,come già è avvenuto in tanti paesi sviluppati,la causa è da ricercare altrove. Certamente la "globalizzazione dei mercati,dai capitali alla manodopera ed alle merci,avvenuta in modo selvaggio ( ad opera della sinistra,almeno in Italia ) ha accelerato dolorosamente un processo di storia economica inevitabile,come nella Parigi '800 delle sartine... Però non tutto è perduto: molti studiosi competenti vedono una ridimensionamento dei pericoli cui le piccole iniziative sembrano condannate. Infatti lacooperazione,l'associazione, migliorati servizi per l'esportazione possono salvare le PMI,l'artigianato,ecc. Quanto poi considerare "qualcosa di sinistra" demonizzare gli investimenti Fiat,invocando Bersani,mi sembra paradossale,perchè proprio la sinistra targata Bersani si è buttata a capofitto nella globalizzazione,fin dagli anni '90,quando era al potere.Ciò fa parte del "marasma"....

 
31/12/2010 - BERSANI "Dì qualcosa di sinistra!", (corrado mazzuzi)

Bersani ti rendi conto delle conseguenze che l'accordo di Mirafiori comporterà per le tue adorate piccole/medie imprese... On Mantovano qui va tutto in fumo!

 
31/12/2010 - Mica sono la Fiat 2 (Diego Perna)

nella qualità, sono prodotti di una terra con caratteristiche uniche, come non ne esistono altre al mondo, ma per questo nessuno, tra i grandi opinionisti, spende parole. Perché? C’è qualcosa che non funziona, o almeno non torna, è come se ci fossero due Italie diverse, una cui l’informazione è favorevole e ne canta le lodi, e una cui non è data voce, oppure se ne raccontano solo i lati negativi, e i pastori passano per violenti e ribelli, nel senso peggiore dei termini. I piccoli imprenditori, invece fanno meno rumore, a volte si tolgono la vita, o provano a fare rapine pentendosi già prima di compierle, vedi articolo di Gramellini di qualche giorno fa, ma probabilmente non hanno ancora capito cosa sta succedendo. Se ne scompariranno, pian piano il 20, 30% o di più, nessuno lo vedrà, non accadrà tutto in un botto, non sono preparati alla globalizzazione, se la saranno voluta. Per finire, direi che se ci fosse più coerenza, forse tutti preferiremmo le Fiat, i formaggi sardi o i manufatti italiani, ma non mi pare sia così, soprattutto tra gli addetti ai lavori dell’informazione che al massimo concedono qualche pacca di consolazione a quei piccoli imprenditori che, poverini, si trovano spiazzato in mondo dove contano finanza, informazione, e cultura da teleschermo . “Fortunatamente” in Italia non siamo tutti pastori, contadini e artigiani, forse ce la possiamo fare! ..Ma comunque a me, ‘ sta globalizzazione …( così com’è) me pare ‘na strunzata. Buon 2011 a tutti

 
31/12/2010 - Mica sono la Fiat (Diego Perna)

Forse è stato un male che lo Stato abbia tolto gli incentivi per l'auto, vista la grande importanza della Fiat per l'economia Italiana e per ciò che ne consegue a livello di ricerca e innovazione. Se la Fiat è la cartina tornasole per un'Italia industrializzata o meno nell'era della globalizzazione, sarà il caso di dare a Marchionne tutto ciò che chiede.. A questo punto però mi chiedo, come potranno gli altri che in questo paese producono ricchezza, ad andare avanti, avendo meno peso mediatico, cioè non riuscendo a far capire agli italiani e al governo, quale sia il loro peso reale nell'economia. Mi ci metto anch'io tra questi ultimi, o invisibili come si dice da un po’, e vi garantisco che non mi va di aspettare che la Fiat faccia da traino all'Italia produttiva,( sempre sia così) prima che arrivi qualche briciola alle PMI ( pagata dopo 12 mesi una sorta di finanziamento gratis)), all'indotto e a tutto il resto. Ci vorrebbe un Marchionne delle PMI, cosa che non accadrà mai, le Pmi non hanno la coscienza della forza che hanno, e tutto si muove affinché ne sempre meno consapevoli. I loro rappresentanti curano solo i propri interessi e non hanno mai voce ai tavoli delle trattative. Penso ai pastori sardi, nessuno li rappresenta se non loro stessi, e questo non piace, disturba l’ “organizzazione” e poi che contano quattro pecorai, mica sono la Fiat. Eppure non chiedono che avere le condizioni per lavorare, i loro sono formaggi, latte, prodotti che non avrebbero concorrenza...