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FINANZA/ 1. Forte: ecco perché i big di Wall Street vogliono "colpire" l’Italia

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Non necessariamente. La Bce potrà infatti intervenire comprando titoli di stato, naturalmente a tasso elevato (nel caso dell’Italia possiamo ipotizzare il 6%), emettendo liquidità, come sta facendo la Fed negli Stati Uniti. Un’operazione detta di facilitazione quantitativa (quantitative easing) che ora Francoforte non intende fare, ma che un attacco all’Italia renderebbe necessaria. Le conseguenze sarebbero un abbassamento dell’euro e un grosso incremento patrimoniale per le proprietà in dollari.

 

Il vero bersaglio quindi non saremmo noi.

 

Il “gioco” è cercare, attraverso l’instabilità politica italiana, di creare un problema di debito a livello di Eurozona, mettendo in difficoltà il fondo di salvataggio europeo (cui a quel punto dovrebbero contribuire Francia e Germania) e costringendo la Bce a intervenire con un’operazione di espansione monetaria (si parla persino di 1.000 miliardi di euro). Cosa che renderebbe la vita più facile al dollaro.

 

Una strategia “guidata” dagli Stai Uniti?

 

Intesi non come Governo, ma sicuramente come grandi operatori finanziari. Non dimentichiamo che negli Stati Uniti ci sono solo tre grandi banche: Goldman Sachs, Bank of America e Citibank. Il loro interesse è fare in modo che i cinesi non comprino euro al posto dei dollari, così da non mettere a rischio la tenuta dei propri parametri patrimoniali.

 

Il 14 dicembre sarà allora una data cruciale.

 

Sicuramente. Se prevarrà la fiducia, anche in misura minima, il segnale sarà che non esiste un problema reale di stabilità politica. Temo che poi si dirà che il problema è solo rinviato all’inizio dell’anno prossimo e che quindi l’Italia resterà sotto pressione. Se invece si aprirà una crisi di governo, entreremo davvero nel mirino della speculazione e saranno dolori.

 

Anche se si arrivasse in breve tempo a un governo tecnico?

 

Sì, anche se a capo di questo governo ci fosse l’uomo più severo e rigoroso sui conti pubblici, perché, oltre a dover scontare i tempi necessari all’insediamento e alla stesura del programma, risulterebbe non essere un esecutivo scelto dai cittadini e a quel punto ci si chiederebbe se gli italiani sono pronti a seguirne le decisioni.

 

E se invece si andasse al voto?