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FINANZA/ 1. Forte: ecco perché i big di Wall Street vogliono "colpire" l’Italia

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Sulle elezioni si proietterebbe già lo spettro di un’Italia ingovernabile, dato che la coalizione di centrodestra non sarebbe più quella attuale e potrebbe non ottenere la maggioranza necessaria, mentre a sinistra avremmo un fronte così variegato da non poter fornire garanzie sulle politiche che vorrà mettere in atto, in tema di finanza pubblica, in caso di vittoria.

 

Negli ultimi giorni, sui giornali c’è chi, per risolvere il problema senza un aumento delle tasse, propone un piano straordinario di dismissioni del patrimonio pubblico finalizzato ad abbattere il debito dell’Italia. Cosa ne pensa?

 

Bisogna intendersi. L’unica cosa che lo Stato ha attualmente di redditizio sono quote di Finmeccanica, Eni, Enel e Poste. Non ho niente contro le privatizzazioni, ma se la vendita è fatta in condizioni non favorevoli si creano solo danni. Si potrebbe piuttosto fare in modo che, in cambio dei proventi patrimoniali di queste imprese, la Cassa depositi e prestiti si addossi una quota di debito pubblico. Non si tratta di inventare nulla di nuovo: un meccanismo simile è già usato nella finanza locale. Si potrebbero ipotizzare anche altre operazioni per risolvere dei problemi di efficienza economica.

 

Quali?

 

Per esempio, si potrebbe trasformare la Salerno-Reggio Calabria in un’autostrada a pedaggio (tranne che per gli abitanti delle regioni che attraversa) con il conferimento dell’infrastruttura a una società privata che può renderla redditizia, oppure privatizzando l’Anas ci si libererebbe di debito pubblico e si creerebbe un nuovo soggetto economico di mercato. Queste, così come la precedente, sono però operazioni strutturali, che come tali non danno un vantaggio immediato per la riduzione del nostro debito pubblico.

 

(Lorenzo Torrisi)



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