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DIBATTITO/ La qualità della vita in Italia: informazione utile o il solito cine-panettone?

Pubblicazione:martedì 7 dicembre 2010

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La Statistica per la costruzione di indicatori sintetici offre metodologie di analisi multidimensionale dei dati, più obiettive e largamente sperimentate, come la tecnica delle componenti principali o i modelli cosiddetti con variabili strutturali che, a differenza dell’approccio impiegato da Il Sole 24 Ore e da Italia Oggi attribuiscono un peso ottimale ai diversi indicatori elementari coerente con l’importanza “statistica” che gli stessi hanno nella costruzione della misura della qualità della vita, e tengono altresì conto delle relazioni di dipendenza tra i diversi gruppi di indicatori, piuttosto che sommarli semplicemente.

 

Ove per la selezione di indicatori pertinenti non si faccia a priori ricorso ad appropriati indici come quello proposto da Cronbach, il vantaggio di questa tecnica risiede anche nel fatto che a posteriori consente di fare un bilancio degli indicatori prescelti per esprimere la qualità della vita evidenziando quelli che spesso finiscono con l’esprimere aspetti diversi da quelli per cui sono stati rilevati. E per contro scoprire come c’è stato modo di rilevare nelle classifiche degli anni precedenti che solo in parte gli indicatori rilevati erano reale espressione della qualità della vita nonostante fossero molto numerosi. Si è già detto dell’incongruenza dell’indice di percezione della qualità della vita, ma si assiste anche a una mortalità talvolta più elevata nelle province dove si vive meglio! Almeno sotto questo profilo Napoli va un pò meglio di Trento.

 

I metodi di costruzione delle graduatorie non tengono conto affatto delle analisi di sensitività che consentono di concludere se in due provincie la qualità della vita è realmente diversa o se dipende dalle scelte effettuate ed è pertanto dovuta più a cause soggettive (per esempio, il cambio degli indicatori da un anno all’altro) che condizioni strutturali.

 

Alternativamente, più che costruire un punteggio per ciascuna provincia, non sempre facile da leggere se la sintesi avviene a partire da variabili molto diverse, si può far ricorso alla tecnica dell’analisi dei gruppi (cluster analysis) che si prefigge di pervenire a classi di equivalenza all’interno delle quali vengono raggruppate province dalle caratteristiche molto simili e che al contempo siano differenziate da gruppi che presentano condizioni di vita alquanto differenti.

 

Fare riferimento a classi di province piuttosto che a singoli punteggi presenta, oltre al vantaggio di eliminare l’inconveniente di fluttuazioni occasionali e non strutturali dei dati, quello di una maggiore facilità di interpretazione dei risultati anche per non addetti ai lavori, essendo questa fatta in base agli indicatori elementari che per una certa classe presentano gli scostamenti più significativi dalla media nazionale. Più che a una difficile sintesi che esprima il livello di qualità della vita in una provincia nell’analisi dei gruppi si fa riferimento a tipologie diverse della qualità della vita.

 

Un confronto tra le due indagini

Per le ragioni anzidette, soprattutto per la diversa qualità e quantità degli indicatori un confronto non è possibile . Solo Napoli mette d’accordo tutti: è ultima in entrambe le classifiche. Non è nostro obbiettivo in questa sede propinare ai lettori un’ennesima graduatoria, cosa che spesso abbiamo fatto per le precedenti indagini utilizzando metodi più appropriati del tipo di quelli descritti ottenendo risultati più confortevoli per questa città restituendole il ruolo di capitale del Mezzogiorno con una risalita verso il centro classifica. Si dirà: magra consolazione. Ma un dubbio mi resta: forse con l’impiego di qualche indicatore un poco più favorevole, quale ad esempio il tasso di suicidi, le cose potrebbero cambiare anche in meglio. L’elevato numero di suicidi delle città del Nord rispetto a un numero prossimo a zero nel Sud porta ad una domanda impertinente: perché ci si dovrebbe suicidare se si vive in aree dove la qualità della vita è migliore?

 

Si tratta di un paradosso, ma questo la dice lunga sull’importanza e sul ruolo di una stampa avveduta nella elaborazione e nella comunicazione corretta dell’informazione statistica. Ci si chiede come mai l’Istat non offre una sua classifica delle province italiane ponendo fine a questo cine-panettone di qualità non eccelsa.



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COMMENTI
07/12/2010 - In ogni uomo c'è del bello. (claudia mazzola)

Quando vedo l'amico Agnelli, barbone del quartiere di 55 anni, pieno di vita, simpatico ed in salute, fa ogni mestiere per raccogliere di che mangiare, giardiniere, dogsitter, pulizie vetrate, raccolta differenziata, etc...Mi vien da pensare che la qualità della vita sia lui!