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FINANZA/ 1. John Waters: ecco dov'è cominciato il grande inganno dell'euro

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Tuttavia, in un modo più strano, perverso, i peccati commessi dall’Irlanda o che le sono addossati possono ora ottenere ciò che gli elettori irlandesi non hanno ottenuto in quattro referendum nello scorso decennio, due sul Trattato di Nizza e due su quello di Lisbona. Due volte gli irlandesi hanno tentato di frenare l’avanzata dell’Unione Europea e per due volte sono stati invitati a essere ragionevoli e a votare in modo diverso, e lo hanno fatto. Ora invece si potrebbe raggiungere quel risultato, e definitivamente.

 

Nel giugno del 2001, quando gli irlandesi rifiutarono il Trattato di Nizza, era ormai troppo tardi per evitare ciò che adesso sta accadendo: l’euro era sui blocchi di partenza e noi vi avevamo aderito. In realtà, a quel tempo sembrava non esservi quasi nessun significativo rapporto tra la moneta e il Trattato e anche tra le attuali condizioni economiche e l’atteggiamento generale verso il progetto europeo. All’epoca della ratifica del Trattato di Lisbona nel 2008, l’opposizione era aumentata considerevolmente, nonostante il crollo economico non fosse ancora avvenuto.

 

La conclusione potrebbe essere messa in questi termini: all’inizio, quando l’Irlanda era povera, ma sovrana, eravamo “pro Europa”. Più diventavamo ricchi, apparentemente come conseguenza della crescente integrazione nell’Europa, più aumentavano i dubbi. Ora, insolventi e senza sovranità, dobbiamo cominciare a riconsiderare tutta la questione dall’inizio.

 

Il modo strano e lento in cui siamo scivolati in questa crisi da circa il settembre del 2008 ci ha condotto ad accettare certe analisi di dettaglio, con solo un’occhiata al quadro generale. Abbiamo accusato di avventatezza e incapacità, non senza qualche ragione, le banche, i singoli banchieri, i nostri politici. Abbiamo tentato confronti con l’ultima seria recessione negli anni ’80, che aveva cause del tutto differenti. Ci siamo concentrati sull’uso, o il cattivo uso, degli strumenti nazionali, quando avevamo ormai già ceduto la sola cosa che ci avrebbe potuto salvare, il controllo nazionale sui tassi di interesse.

 

Sotto la cacofonia della rabbia e della recriminazione che in questo momento contraddistingue i discorsi degli irlandesi si può scorgere un altro tema, il biasimo per avere “perso il governo di noi stessi”. Dalle nostre parti ci sono sufficienti colpevoli segreti per garantire una relativa passività degli irlandesi di fronte ai decenni promessi di austerità. Tuttavia, metteremo gradualmente insieme una nuova “storia” dei passati decenni e al cuore della storia vi sarà un cattivo che prima non avevamo individuato: l’euro.

 

Sei, sette, otto anni fa, ubriacati dall’idea di una trasformazione economica e culturale, abbiamo accettato pesanti cambiamenti nella nostra cultura e nella nostra vita pubblica come segno della promessa fioritura della convergenza europea. Abbiamo guardato queste strane monete e banconote nei nostri portafogli circa nello stesso modo in cui guardavamo i polacchi o i lettoni che ci servivano il cappuccino. Non abbiamo ben capito cosa era successo, ma non eravamo pronti a guardarci dentro.

 

In realtà, la nostra opposizione a Nizza e Lisbona è stata la reazione di un popolo infettato da una hubris generata proprio da quanto stavamo rigettando. Non si trattava di risposte ragionate, ma di reazioni istintive, magari ispirate dalla sensazione crescente che l’Irlanda non era più padrona del suo destino. Ma al contempo abbiamo accettato volentieri quelli che sembravano i benefici di ciò che stavamo combattendo.


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COMMENTI
09/12/2010 - ma l'Irlanda si è fatta prestare.... (attilio sangiani)

Se l'Irlanda è una "democrazia dell'iperdebito" sarà anche per colpa delle banche straniere che hanno prestato,acquistando i BOt irlandesi. Però di chi è la colpa maggiore: del demonio tentatore o di Adamo ( ed Eva ) che hanno mangiato dell'albero proibito ? Non vedo come c'entri l'EURO. Piuttosto penso che creare un sistema monetario governato da 17 governatori,questo sì,è stato un azzardo. Credo che occorra una svolta "politica" in senso unitario,per governare uno Stato (federale) con gli stessi poteri della FED e che ogni Stato europeo aveva prima dell'EURO : tasso di sconto,operazioni di mercato aperto,riserve obbligatorie,emissione titoli. In questa direzione mi sembra la proposta di Tremonti di far emettere titoli dalla BCE...

 
09/12/2010 - Euro (Diego Perna)

Grazie a John Waters per questo suo accorato articolo che denuncia cosa sta succedendo al Suo paese e come le parole sono usate per disinformare sulla realtà. Mi convinco sempre più che senza crescita , tra non molto anche in Italia saremo costretti ad affrontare condizioni di vita, per buona parte della popolazione, sempre più drammatiche ma ne parleremo esclusivamente in termini tecnici, coinvolge di meno e da meno fastidio ai manovratori.