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FINANZA/ 1. John Waters: ecco dov'è cominciato il grande inganno dell'euro

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Il vero danno è stato inflitto tra i trattati di Nizza e Lisbona. Per circa in decennio, dal 1999, i tassi di interesse, pilotati dalla Germania, hanno oscillato sotto il livello di inflazione irlandese: in un certo senso, era da stupidi non indebitarsi pesantemente. Avendo ceduto da tempo tutte le opportune leve fiscali e finanziarie, la prudenza della nazione finì per essere diretta dal pilota automatico, mentre ci persuadevamo, con una parte del nostro cervello, che eravamo stati molto intelligenti, tutto sommato, a inserirci in questa faccenda dell’euro. Con l’altra parte del nostro cervello, continuavamo invece a essere scettici, ma questo scetticismo non ha mai portato a nessuna iniziativa.

 

Per prepararci a questo massiccio cambiamento nella nostra cultura economica, abbiamo dovuto mettere in ordine la nostra casa. Vale a dire che abbiamo messo una parte del debito pubblico sotto il tappeto, trasferendolo alle ipoteche dei privati. Durante l’ultima crisi economica irlandese il tema principale era il debito pubblico, perché i criteri di Maastricht richiedevano che non eccedesse il 60% del Pil e che il deficit non superasse il 3%.

 

L’Irlanda si è messa in regola, più o meno, con questi parametri spostando il debito dal pubblico al privato, utilizzando imposte di registro sull’acquisto di immobili per ottenere entrate dalla bolla immobiliare. I cittadini continueranno quindi a pagare per anni sulle loro ipoteche i servizi prestati loro dallo Stato magari dieci o più anni fa.

 

Tutti questi fattori sono parte della storia che ci ha portato a questo momento, ma finora sono stati minimizzati, anche perché i nostri giornali e media si sono impegnati nell’applaudire l’Unione monetaria europea e la nostra parte in essa. Presto comincerà però a farsi strada la consapevolezza che il nostro destino non è stato deciso nel settembre del 2008, e neppure il primo gennaio del 2002, ma il 18 giugno del 1992, il giorno in cui abbiamo votato per il Trattato di Maastricht, che preparò il terreno per l’introduzione dell’euro.

 

I segni ci sono già. È infatti significativo vedere una nazione che per anni ha cercato di ripudiare il suo passato nazionalista, parlando invece del proprio ruolo in una più vasta Europa, tornare a discorsi dove nazionalità e sovranità hanno un valore sempre più forte. Le proteste contro le misure rigorose imposte all’Irlanda dalla crisi, ad esempio, sono avvenute fuori dal General Post Office, il principale luogo della Rivolta di Pasqua del 1916.

 

Questa improvvisa voglia del nostro passato nazionalista ricorda il modo in cui la gente tende a ricorrere alla religione, quando succedono brutte cose. Ma dubito che questo fosse quanto aveva in mente Antonio Guterres parlando di San Pietro e della moneta unica! 



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COMMENTI
09/12/2010 - ma l'Irlanda si è fatta prestare.... (attilio sangiani)

Se l'Irlanda è una "democrazia dell'iperdebito" sarà anche per colpa delle banche straniere che hanno prestato,acquistando i BOt irlandesi. Però di chi è la colpa maggiore: del demonio tentatore o di Adamo ( ed Eva ) che hanno mangiato dell'albero proibito ? Non vedo come c'entri l'EURO. Piuttosto penso che creare un sistema monetario governato da 17 governatori,questo sì,è stato un azzardo. Credo che occorra una svolta "politica" in senso unitario,per governare uno Stato (federale) con gli stessi poteri della FED e che ogni Stato europeo aveva prima dell'EURO : tasso di sconto,operazioni di mercato aperto,riserve obbligatorie,emissione titoli. In questa direzione mi sembra la proposta di Tremonti di far emettere titoli dalla BCE...

 
09/12/2010 - Euro (Diego Perna)

Grazie a John Waters per questo suo accorato articolo che denuncia cosa sta succedendo al Suo paese e come le parole sono usate per disinformare sulla realtà. Mi convinco sempre più che senza crescita , tra non molto anche in Italia saremo costretti ad affrontare condizioni di vita, per buona parte della popolazione, sempre più drammatiche ma ne parleremo esclusivamente in termini tecnici, coinvolge di meno e da meno fastidio ai manovratori.