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FINANZA/ 2. Dai mercati un allarme per le banche italiane

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Stando ai dati di Bloomberg, da inizio anno Unicredit ha perso in Borsa il 26%, Intesa il 32% e Monte dei Paschi il 28%, mentre i dati dell’indice di Bank of America rendono noto che l’extra rendimento da pagare per detenere senior bonds di Intesa rispetto al benchmark è salito di 31 punti base a novembre a quota 178, lo spread sui bonds subordinati di Unicredit è salito di 121 punti base a quota 458, mentre i cds per assicurarsi dai senior bond di Monte dei Paschi ha toccato il record di 262,5 punti base il 30 novembre scorso.

 

Per Marcello Zanardo, analista presso la Sanford C. Bernstein & Co. «gli alti costi di finanziamento, le basse fees e la crescita ridotta dei prestiti futuri porteranno a minore crescita dei guadagni. La possibile implementazione di misure di austerity, poi, potrebbe ritardare la già anemica ripresa attesa nel paese e intaccare la profittabilità delle banche». Tanto più che Intesa ha la più alta esposizione netta a bond portoghesi, italiani, irlandesi e greci, per un totale di 65,1 miliardi di euro, pari al 240% del suo capitale core Tier 1 e al 9,6% degli assets totali, mentre Unicredit è esposta per 40,3 miliardi di euro, il 103% del suo capitale core Tier 1 e il 4,2% degli assets totali. Per entrambe le banche, più del 96% dell’esposizione è sul debito italiano.

 

Spaventato dalla situazione è anche Peter Braendle, manager del fondo Swisscanto Asset Management di Zurigo che gestisce anche azioni di Unicredit e Intesa, secondo cui «il volume del debito italiano è davvero preoccupante, sono intimorito per i tassi di interesse più alti che le banche italiane dovranno affrontare e per le potenziali svalutazioni nei libri contabili». Delle cinquanta banche italiane giudicate da Standard&Poor’s, il 40% ha ottenuto un outlook negativo, mentre il 50% un outlook stabile: le restanti sono in fase di monitoraggio.

 

Per l’analista di Morgan Stanley, Huw van Steenis, «alcune banche italiane hanno troppo poco capitale per affrontare potenziali perdite», mentre in una nota ai clienti del 1° dicembre Morgan Stanley ha consigliato di evitare Monte dei Paschi e Banco Popolare a causa delle crescenti preoccupazioni legate al debito italiano e alla loro debole capitalizzazione: «Ci aspettiamo che la crisi sovrana europea getterà una lunga ombra sui periferici continentali, quindi la riduzione dell’esposizione rimane l’opzione migliore».

 

In un quadro così, una bella campagna elettorale sarebbe una manna per la speculazione e un bagno di sangue per i rendimenti che dovremmo pagare per far comprare il nostro debito dal mercato: date un’occhiata al grafico qui sotto e fatevene un’idea da soli: il solo fatto che alla riunione dell’Eurogruppo di lunedì pomeriggio la Germania abbia mostrato intransigenza sull’ipotesi dei cosiddetti Eurobond ha fatto salire di 7 punti base il rendimento dei bond italiani a quota 4,47%.

 

 

 

(Andamento del rendimento dell'obbligazione decennale italiana dal 2002 al novembre 2010)


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