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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Dai mercati un allarme per le banche italiane

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Inoltre, cari amici, ci sono vari modi di attaccare i debiti sovrani da parte della speculazione. Uno è vendere titoli di Stato dei paesi a rischio per giocare sull’ampliamento dello spread rispetto al Bund. Un altro è, appunto, acquistare Bund tedeschi. Un altro ancora - ed è quello che spaventa Mario Draghi e lo ha spinto a invitare le banche italiane a rafforzarsi con un timing tutt’altro che strano o casuale - è vendere i titoli delle principali banche del paese che si vuole attaccare, shortare in gergo. Unite questa terza strategia al quadro che vi ho appena delineato e fate quattro conti. Gli hedge funds li stanno già facendo. Con il sorriso sulle labbra. Piaccia o meno, il 14 dicembre non c’è in gioco la tenuta del governo, ma quella del paese.

 

P.S. Detto fatto, c’è voluta una settimana dalla decisione del governo ungherese di nazionalizzare i fondi pensione privati perché Moody’s decidesse un downgrade di due notch del rating sovrano del paese per le preoccupazioni riguardo «la capacità delle politiche di governo di tappare i buchi del budget con misure temporanee non sostenibili nel tempo». L’Ungheria ha outlook negativo ed è giudicata da Moody’s BAA3, la più bassa valutazione a livello di investimenti e solo un passo dal giudizio “junk”, ovvero spazzatura.

 

Con un debito al 79% del Pil, l’Ungheria è lo stato dell’Est europeo più indebitato: lunedì il fiorino ha perso l’1,3% sull’euro come reazione immediata, chiudendo un rally durato quattro giorni e divenendo la valuta peggio performante tra quelle dei 25 mercati emergenti monitorati da Bloomberg. Il rendimento per i bonds con maturazione a febbraio 2016 è salito di 13 punti base all’8,09%: avete letto bene, dove troveranno i soldi per pagare - se non saltando il pagamento delle cedole o spalmandolo su trent’anni o andando in default - è tutto da capire, oltretutto creando da subito nuovo debito. E l’Ungheria deve rimborsare qualcosa come 11 miliardi di dollari a fronte di una bolla immobiliare interna, esposta alle fluttuazioni del fiorino sul franco svizzero, di oltre 12,4 miliardi di dollari.

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