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SCENARIO/ Bonanni (Cisl): basta soldi a Fiat, usiamoli per la riforma fiscale

Bonanni_CislR375.jpg (Foto)

Bisogna fare ciò che detta il buon senso. In passato Fiat ha avuto un generoso contributo dall’erario e, data l’importanza del settore auto, penso che gli sarà dato ancora un aiuto. I cittadini che danno i loro soldi a una realtà privata, attraverso i loro contributi che finanziano gli incentivi, devono avere la certezza che questi servano a qualcosa. Non poggia certamente sul buon senso il fatto che il denaro pubblico venga dato a un’azienda che licenzia lavoratori e rimuove un intero sito. Mentre è assolutamente ragionevole da parte nostra sostenere che se vengono mantenuti i posti di lavoro, allora i contribuenti, pur in tempi di crisi, possono essere disposti a rinunciare a qualcosa di loro per salvare molti posti di lavoro. Dare soldi senza neanche salvare posti di lavoro mi pare davvero una cosa irragionevole, oltre che provocatoria.

 

La decisione di Fiat tra l’altro è arrivata poco dopo l’annuncio del ritorno al dividendo per gli azionisti, nonostante un 2009 chiuso in perdita…

 

Questo ci è molto dispiaciuto: mentre si annunciava il dividendo agli azionisti, si è detto a 30.000 lavoratori che dovranno fare due settimane di cassa integrazione. E di questo nessuno era al corrente. Non ci era stato detto nulla nella riunione fatta prima di Natale. Inoltre pochi giorni dopo ci saremmo trovati per un nuovo incontro. Per questo eravamo molto nervosi e irritati. Dopo l’incontro di venerdì, credo che Fiat abbia però capito che non può permettersi uscite troppo disinvolte come quella di settimana scorsa.

 

Venerdì è stato deciso qualcosa riguardo al rinnovo degli incentivi?

 

Si è stabilito di attendere un summit che si terrà a Saragozza tra i paesi europei, perché gli incentivi sono più efficaci se è l’Europa che li propone. Del resto tutte le case automobilistiche vendono nel proprio paese e anche all’estero. In Italia, per esempio, Fiat copre meno della metà del mercato, quindi gli incentivi italiani andrebbero ad aiutare anche altri produttori stranieri. Mentre se la misura venisse adottata a livello europeo, Fiat riuscirebbe a usufruire dei vantaggi di incentivi in altri mercati.

 

Non trova che un provvedimento come quello sugli incentivi sia un po’ anacronistico, o comunque “statalista”?

 

Sì, ma il settore dell’auto è particolare e coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori sia direttamente che attraverso l’indotto. Il Governo, su nostra richiesta, prenderà anche in considerazione qualche incentivo per il settore degli elettrodomestici, poiché i nostri produttori (come Merloni) versano in difficoltà e vi sono decine di migliaia di lavoratori a rischio in Italia.

 

Venerdì si è parlato anche del prossimo piano industriale di Fiat da 8 miliardi di euro?

 

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COMMENTI
01/02/2010 - Non solo Fiat (Roberto Alabiso)

Così, tanto perchè non ce ne dimentichiamo. Se tutte la PMI che oggi sono in difficoltà dovessero salire sui tetti, ci sarebbe il turno per farlo. Gli incentivi andrebbero dati a tutte le imprese ,non solo alle forti e potenti. Si sa, queste cose le continuiamo a ripetere sui blog, ma è più raro sentirle in tv o nelle radio e mezzi d'informazione ufficiale. Capisco che le MPMI sono milioni di lavoratori e il discorso è complicato e più "costoso" che aiutare la Fiat ed inoltre fa meno rumore anche a causa di una atavica ritrosia di questi imprenditori a giocarsi la faccia e preferire il "si salvi chi può", ma così facendo tutto il tessuto sociale che vive di lavoro autonomo in piccole imprese sarà decimato nella legge del -mors tua vita mea-.