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SCENARIO/ Bonanni (Cisl): basta soldi a Fiat, usiamoli per la riforma fiscale

Bonanni_CislR375.jpg (Foto)

Fiat ha annunciato un investimento importante, che comprende il ritorno in Italia della produzione della Panda. Ci sarà uno sviluppo per Pomigliano d’Arco, Torino e Frosinone e per noi questo è molto importante. Ma agli annunci dovranno poi seguire dei fatti. Si tratta quindi di una discussione molto delicata e allo stesso tempo importante.

 

In questo piano quale sarà il contributo economico dello Stato?

 

Se Fiat farà un investimento di tale entità, credo che sia anche ragionevole un intervento dello Stato, perché il volume di investimenti alla fine avrà ricadute positive. Quindi val bene un intervento statale, perché i rientri e i benefici occupazionali e generali di sviluppo sono tali da poterci permettere un meccanismo virtuoso che rafforza e sollecita la nostra economia.

 

A proposito di intervento dello Stato per Fiat, esponenti della Fiom e della sinistra radicale ne chiedono la nazionalizzazione. Che ne pensa?

 

Neanche in Sud America si fanno più cose del genere. La storia ci dimostra, attraverso i fallimenti della nazionalizzazioni, che questa strada non ci porterebbe ad avere un ruolo importante nel mercato dell'auto. Mi piacerebbe potessere essere così, ma la realtà è diversa. Mi meraviglio che taluni facciano ancora questi discorsi e che ci siano ancora indicazioni e proposte così demagogiche e populiste. Il problema vero è che un'impresa deve riuscire a conciliare le esigenze del mercato con l'interesse pubblico.

 

Fiat, specie dopo l'acquisizione di Chrysler, è un soggetto sempre più globale. Per quanto ancora si potrà permettere di produrre auto in Italia?

 

Penso che questo sia un modo sbagliato di porre il problema. Occorre partire dal presupposto che la Fiat di due anni fa non sarebbe potuta esistere né oggi né domani, perché troppo piccola e incapace di reggere il confronto sui mercati. Le case automobilistiche che resteranno in vita saranno quelle che saranno riuscite a fare alleanze fortissime, integrazioni capaci di creare economie di scala, ma anche di rafforzare e allargare la propria rete commerciale, così da far diventare competitivo il proprio prodotto. Quindi c’è da chiedersi cosa sarebbe stato di Fiat se fosse rimasta quella che era prima. Per questo ho sempre applaudito alle alleanze. Certo, ci sono rischi che bisogna correre, ma quello principale lo abbiamo superato, perché Fiat era destinata a una brutta sorte.

 

All'inizio lei ha citato l'Alcoa. Qual è la situazione di questa vertenza?

 

Mi pare che ci sia una forzatura da parte dell'azienda, perché c'erano problemi di fornitura di energia e il Governo si era già impegnato per dimezzarne il costo. Non capisco dunque perché Alcoa insista ancora con le minacce di chiusura dello stabilimento di Portovesme.

 

Il problema della disoccupazione comunque resta forte. Nonostante il Governo preveda una crescita del Pil dell'1,1% nel 2010, i dati dell'Istat parlano di un 8,5% di disoccupati a dicembre e quelli di Cgil e Confindustria di un record di cassaintegrati...

 

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COMMENTI
01/02/2010 - Non solo Fiat (Roberto Alabiso)

Così, tanto perchè non ce ne dimentichiamo. Se tutte la PMI che oggi sono in difficoltà dovessero salire sui tetti, ci sarebbe il turno per farlo. Gli incentivi andrebbero dati a tutte le imprese ,non solo alle forti e potenti. Si sa, queste cose le continuiamo a ripetere sui blog, ma è più raro sentirle in tv o nelle radio e mezzi d'informazione ufficiale. Capisco che le MPMI sono milioni di lavoratori e il discorso è complicato e più "costoso" che aiutare la Fiat ed inoltre fa meno rumore anche a causa di una atavica ritrosia di questi imprenditori a giocarsi la faccia e preferire il "si salvi chi può", ma così facendo tutto il tessuto sociale che vive di lavoro autonomo in piccole imprese sarà decimato nella legge del -mors tua vita mea-.