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FINANZA/ Il fuoco amico delle banche può far a pezzi l'Europa

Le banche d’affari, salvate dai governi, adesso scommettono sull’insolvenza di quegli Stati, specie quelli mediterranei e dell'Est Europa

Euro_Monete_RotteR375.jpg (Foto)

«L'euro continuerà a costituire uno strumento di sviluppo importante, chi pensa che possa essere rimesso in discussione sarà smentito». Così parlò il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, all'Europarlamento, che ieri ha votato sul nuovo esecutivo comunitario. 

 

Condizione per rafforzare l'unione monetaria, ha indicato ancora Barroso, è che l'Eurozona parli «con una voce sola» nelle istituzioni internazionali e che le politiche economiche siano coordinate: «Certi politici nazionali sono contrari a un approccio più coordinato, se vogliamo rafforzare la nostra base industriale invece bisogna avere un coordinamento economico più forte». 

 

Il periodo è «difficile ed è inutile negarlo», ma la zona euro è «in grado» di gestire la situazione, «l'euro è stato uno dei principali successi della storia dell'Ue e la zona euro ha rappresentato una area di stabilità e di creazione di occupazione», ha sottolineato Barroso, affermando che anche Eurolandia ha risentito della crisi così come paesi, come l'Islanda, che non ne fanno parte. 

 

«La crisi non è stata creata nell'eurozona, ma è venuta da fuori. L'euro ha protetto i paesi che vi aderiscono e la situazione sarebbe stata molto più grave senza la moneta comune», ha insistito Barroso, osservando che «la situazione dei mercati finanziari a volte viene descritta in modo da ingigantire i problemi, ma queste analisi di solito vengono da paesi che non sono nella zona euro». 

 

Per quanto riguarda la Grecia, Barroso ha ricordato l'approvazione da parte della Commissione del pacchetto di risanamento dei conti pubblici, sottolineando che questo richiede «l'azione del governo greco». Il via libera a Barroso, ieri veniva dato per scontato: bene, teniamocelo uno che parla di crisi arrivata fuori dalla zona euro, come se non conoscesse la bomba atomica pronta a esplodere nella pancia delle banche tedesche grazie alla cattiva abitudine teutonica, non solo statunitense o inglese, di agire sulla leva ed esporsi per dieci, venti volte maggiormente della riserve che si hanno in cassa. 

 

Teniamocelo chi parla di «problemi ingigantiti da analisi che di solito arrivano da fuori la zona euro»: e prepariamoci a quanto segue. Ampiamente previsto e temuto, è infatti cominciato il “double dip”, ovvero l’onda recessiva a W, quella creata dall’eccesso di liquidità a costo zero che ha intasato i mercati e dato vita al motto “liquidity turns to equity”: di nuovo crollano le Borse dopo il rally e la speculazione trascina interi Stati sull’abisso del fallimento. 

 

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COMMENTI
10/02/2010 - ironia della "sorte" (alessandro giudici)

cmq e' ironico, per non dire triste, che proprio nel mezzo di un articolo che, comprensibilmente, critica certe operazioni basate su ampie leve, ci sia piazzata una bella pubblicita' sull'iforex che pubblicizza come si possa negoziare con 100000 investendo solo 500...