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FIAT/ Quanto ci stanno costando gli errori degli Agnelli?

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Vogliamo ricordare che cosa fu fatto per convincere la Parmalat di Calisto Tanzi ad andare a produrre nel collegio elettorale di Ciriaco De Mita? Una gran parte dell’iniziativa industriale nel Sud, pubblica o privata, è stata, per così dire, sempre agevolata con risorse finanziarie statali. Anche la Fiat; anche Termini Imerese. Ma anche Melfi: quando si trattò di costruire un nuovo, grande impianto per produrre la Punto cui era affidato l’ennesimo rilancio della casa torinese, questa minacciò (molto probabilmente in maniera strumentale) di andare in Portogallo perché il governo di Lisbona era più generoso di Roma. E ottenne quanto voleva.

 

E questi sono esempi del passato. Ma non è che le cose siano cambiate con il tempo. Prendiamo l’Alitalia-Cai. Qui aiuti pubblici diretti alla cordata di salvatori italiani guidati da Roberto Colaninno non ci sono stati, nel senso che il Tesoro non ha tirato fuori dei soldi per sovvenzionarla. Però ha addirittura modificato una legge per garantire tre anni di monopolio sulla tratta più remunerativa, la Milano-Roma, scaricando i costi sugli utenti. Non è un sussidio anche questo? La realtà è che gli imprenditori italiani di qualsiasi settore, chi più e chi meno, sono sempre stati dei grandi prenditori di denari pubblici.

 

Ora con il caso di Termini Imerese, la questione si ripropone. Il ministro Scajola ha detto di avere sul tavolo diverse proposte di gruppi, anche stranieri, che vogliono subentrare alla Fiat. Si è parlato di costruttori asiatici, di auto elettriche, di partnership con nomi blasonati come la Renault. Benissimo. Ma non siamo ingenui. Se un gruppo internazionale accetta di venire a produrre in Italia, con i costi italiani e le condizioni italiane, è perché ha individuato qualche potenziale vantaggio extra-mercato. E non è che si tratterà anche questa volta di aiuti pubblici?



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COMMENTI
11/02/2010 - agnelli (alberto cremona)

Ma la cosa più ripugnante è lo squallore del personaggio Lapo.A volte,per carità di patria,avrei voluto aiutare l'industria italiana e comprare una Fiat.Ma dopo Lapo questa voglia a me -e certo a tanti- è passata.Ma come?devo sovvenzionare un drogato che butta migliaia di euro in nottate di eroina e travestiti cinquantenni.E l'altra?Quella Agnelli che ha qualche miliardo di euro all'estero e nessuno dice nulla?Ma sono soldi rubati agli italiani,che li renda la gran dama ladra e smetta di fare la signora con i nostri soldi!

 
11/02/2010 - Mantenuti più di prima? (Daniele Scrignaro)

Una nonna diceva: "Meglio quando c'era il re, che ne mantenevamo uno solo" e qualcuno obiettava che c'erano la corte, i nobili, i signorotti, i latifondisti e altri che pareggiavano i conti. Forse, erano meno, in proporzione, i vari feudatari e relativi armigeri e indotti dell'"oscuro" Medioevo? E, in tempi "democratici", quanti erano gli schiavisti, o quelli dell'apparato nei paesi comunisti? Attenzione, però, anche falsi invalidi e cassaintegrati o "mobilitati" sono mantenuti. Non mi pare che ci sia un potere che non si faccia mantenere, da qualunque ruolo della società sia impersonificato. "E' più facile che un 'ricco'...", circola ancora l'illusione che sia un modo dire, quindi grazie di averlo ricordato con esempi riscontrabili (anche quello scomodo del presunto salvamento dell'Alitalia). Una panoramica sui mantenuti nei diversi paesi occidentali, se ci siano paesi significativamente diversi, forse aiuterebbe ad evitare di scandalizzarsi a vuoto, a conoscere la realtà. Non per giustificare.