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Economia e Finanza

FINANZA/ Per salvare la Grecia l’Europa toglie soldi ai suoi cittadini

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L’esposizione tedesca nell’area, pur non essendo da incubo, è tutt’altro che trascurabile: 43 miliardi di euro verso la Grecia, 47 verso il Portogallo, 193 verso l’Irlanda e ben 240 verso la Spagna, stando ai dati della Bank of International Settlements. I creditori tedeschi, poi, sono già di per sé molto vulnerabili avendo il più basso capital ratio con aggiustamento di rischio dopo il Giappone. Insomma, rischi di sistema ma anche un’opportunità: dare vita, da subito e in ossequio all’emergenza, agli Stati Uniti d’Europa, con capitale formale a Bruxelles ma politica a Berlino.

 

A sancirlo, nei fatti, sarà il summit di oggi. Herman Van Rompuy - l’uomo messo a capo dell’Ue dal Bilderberg Group, nota consorteria internazionale che al di là delle leggende complottistiche punta da sempre al progetto federale europeo, molto gradito anche ad ambienti Usa - ha infatti già firmato una richiesta per la creazione di “un governo economico europeo” che veda spostarsi le responsabilità per la programmazione economica dalle autorità nazionali a un “Ue level” come recita il testo. Con una mossa parallela, il capo della Commissione, il sonnachioso Jose Manuel Barroso, si è affrettato a dire che Bruxelles, attraverso i trattati, ha già i poteri necessari per prendere le redini della politica economica.

 

Insomma, gli euroburocrati sono ben contenti di sfruttare l’emergenza Grecia per tagliare fuori popoli e governi dai processi decisionali. Per Barroso, infatti, «la nostra situazione economica e sociale ci impone un radicale cambio dello status quo. E il Trattato di Lisbona ce lo consente». Ora si capisce meglio il ricatto a cui ha dovuto sottostare la traballante Dublino, rivotare il referendum o fare la fine dell’Argentina. E ancora, sempre uno stranamente loquace Barroso, ha tenuto a farci sapere che «la politica economica non è una questione nazionale ma europea. Nessuna moderna economia è un’isola. Quando uno Stato membro non compie le riforme necessarie, ne soffrono tutti».

 

Ma, perché un ma c’è sempre, non è affatto detto che quanto deciso oggi sia sufficiente a rimettere in carreggiata la Grecia e l’intera competitività del Club Med. I cittadini greci più facoltosi hanno infatti già spostato qualcosa come 7 miliardi di euro su conti correnti all’estero nel timore di una sorta di misura di emergenza governativa che congelasse i capitali. Un qualcosa che ricorda molto la Tequila Crisis messicana del 1994, quando gran parte dei grossi capitali finirono nei caveau della banche statunitensi.

 


COMMENTI
11/02/2010 - non tutti i mali vengono per nuocere (romano calvo)

L'avanzata del processo di unificazione Europea non è necessariamente un male. Dipende ovviamente dai contenuti cioè dall'idea di economia che l'Europa saprà perseguire. Condivido tutte le sue perplessità, in particolare verso una Europa delle banche che rischia di considerare il lavoro e lo sviluppo economico alla stregua di un inciampo alle attività finanziarie. Detto questo, non penserà seriamente che i singoli stati europei possano prendere in considerazione l'idea di uscire dall'Euro? Lei stesso ha più volte documentato l'impossibilità pratica di questa opzione. Allora credo sia venuto il tempo di inserire i contenuti di una nuova politica economica e finanziaria all'interno del processo di unificazione europea. Purtroppo non siamo nè io nè lei a decidere, ma perché intanto non cominciamo a parlare del ruolo della BCE come agente di sviluppo economico e sociale? E dell'Europa come spazio chiuso alle scorribande finanziarie americane e britanniche? Che male ci sarebbe nel decidere a livello UE le principali linee di politica economica, una sorta di nuova Maastricht, dove però non ci si limita a porre dei tetti all'indebitamento ma anche: traguardi di sviluppo industriale, limitazioni alla speculazione finanziaria, obiettivi minimi ma positivi di politica sociale, politica comune verso i paesi in via di sviluppo, una posizione europea verso la Cina... Lasciare che ciascun Stato vada per la propria strada significa condannare i più deboli, cioè noi. romano.calvo@libero.it