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FINANZA/ Per salvare la Grecia l’Europa toglie soldi ai suoi cittadini

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Questa politica, però, rischia di minare i depositi base e le riserve delle banche greche, portando come conseguenza un’ulteriore contrazione del debito: c’è, insomma, il rischio di un effetto Northern Rock. Guarda caso, proprio ieri Goldman Sachs ha attuato il downgrade di National Bank of Greece e SPSB: «La Grecia corre un rischio sia a livello di liquidità che di solvibilità. Noi continuiamo a pensare che le banche greche siano ben gestite, ma i problemi che stanno per affrontare sono al di fuori del loro controllo operativo».

 

Ancora una volta, una crisi finanziaria e politica eterodiretta. Benvenuti nella nuova Europa federata e senza più sovranità nazionale: senza falsa modestia, qualcuno doveva avvertirvi del cambiamento in atto. Dubito lo faccia la grande stampa, ora speriamo che almeno il rischio di default più imminenti sia scongiurato. Controllare il Chicago Merchantile Exchange potrà essere un buon barometro: vediamo, da venerdì, dove sposteranno le loro scommesse gli speculatori internazionali. Fingers crossed.

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COMMENTI
11/02/2010 - non tutti i mali vengono per nuocere (romano calvo)

L'avanzata del processo di unificazione Europea non è necessariamente un male. Dipende ovviamente dai contenuti cioè dall'idea di economia che l'Europa saprà perseguire. Condivido tutte le sue perplessità, in particolare verso una Europa delle banche che rischia di considerare il lavoro e lo sviluppo economico alla stregua di un inciampo alle attività finanziarie. Detto questo, non penserà seriamente che i singoli stati europei possano prendere in considerazione l'idea di uscire dall'Euro? Lei stesso ha più volte documentato l'impossibilità pratica di questa opzione. Allora credo sia venuto il tempo di inserire i contenuti di una nuova politica economica e finanziaria all'interno del processo di unificazione europea. Purtroppo non siamo nè io nè lei a decidere, ma perché intanto non cominciamo a parlare del ruolo della BCE come agente di sviluppo economico e sociale? E dell'Europa come spazio chiuso alle scorribande finanziarie americane e britanniche? Che male ci sarebbe nel decidere a livello UE le principali linee di politica economica, una sorta di nuova Maastricht, dove però non ci si limita a porre dei tetti all'indebitamento ma anche: traguardi di sviluppo industriale, limitazioni alla speculazione finanziaria, obiettivi minimi ma positivi di politica sociale, politica comune verso i paesi in via di sviluppo, una posizione europea verso la Cina... Lasciare che ciascun Stato vada per la propria strada significa condannare i più deboli, cioè noi. romano.calvo@libero.it