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FINANZA/ Per salvare la Grecia l’Europa toglie soldi ai suoi cittadini

Pubblicazione:giovedì 11 febbraio 2010

Euro_CerottoR375_25nov08.jpg (Foto)

Alla fine, vinse la paura. Al vertice europeo di oggi - cui parteciperà anche il capo della Bce, Jean-Claude Trichet, di ritorno anticipato da un viaggio in Australia - la Germania darà il via libera al piano di salvataggio della Grecia. Ne sono certi i media tedeschi, tanto che hanno anticipato la notizia in base alla quale il ministro delle Finanze, Wolfgang Schauble, avrebbe subito messo al lavoro i suoi tecnici affinché preparassero a tempo di record la bozza di progetto da presentare oggi in sede comunitaria.

 

Le opzioni sul tappeto sono due: un prestito dagli altri paesi europei oppure una risposta istituzionale dell’Unione in quanto tale. Non è un caso che, appena appresa la decisione, l’euro abbia messo a segno il forte apprezzamento sul dollaro nel singolo giorno di contrattazioni da un anno a questa parte. Anche i titoli di Stato greci a 10 anni sono precipitati di 36 punti base toccando il 6,39% in poche ore mentre gli speculatori cominciavano a sentire scottare le dita e si precipitavano a diversificare le loro scommesse scappando dalla Grecia e spostandosi su bond portoghesi, spagnoli e italiani.

 

Michael Meister, capogruppo dei Cristiano democratici tedeschi, ha detto chiaramente al Financial Times Deutschland che questa crisi non poteva essere lasciata entrare in una spirale: «La nostra principale priorità è la stabilità dell’euro. Se la Grecia otterrà aiuto, questo avverrà soltanto a condizioni molto chiare e dure e con la promessa di riforme alla radice». Una mossa paradossalmente necessaria ma anche un’arma a doppio taglio, questa scelta tedesca: da un lato potrebbe portare a un collasso della disciplina fiscale all’interno del cosiddetto Club Med e, inoltre, crea un precedente con la crisi irlandese.

 

Dublino, infatti, ha combattuto la sua situazione di quasi default tagliando i salari, alzando le tasse, facendo insomma quella che in Italia viene definita “macelleria sociale”, ma non ha ricevuto il becco di un euro dall’Ue: per Atene, invece, pare che sarà diverso. Ma, come anticipavamo qualche settimana fa, Berlino ha scelto di dare il via libera anche perché questa singola mossa cambia drasticamente il carattere stesso del progetto politico legato all’euro: da un lato, infatti, è innegabile che il cosiddetto kickstart è stato dato dal rischio di una crisi in stile Lehman che facesse partire un domino sul debito in tutto il Club Med, capace di portare instabilità sistemica in tutta l’eurozona.

 

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COMMENTI
11/02/2010 - non tutti i mali vengono per nuocere (romano calvo)

L'avanzata del processo di unificazione Europea non è necessariamente un male. Dipende ovviamente dai contenuti cioè dall'idea di economia che l'Europa saprà perseguire. Condivido tutte le sue perplessità, in particolare verso una Europa delle banche che rischia di considerare il lavoro e lo sviluppo economico alla stregua di un inciampo alle attività finanziarie. Detto questo, non penserà seriamente che i singoli stati europei possano prendere in considerazione l'idea di uscire dall'Euro? Lei stesso ha più volte documentato l'impossibilità pratica di questa opzione. Allora credo sia venuto il tempo di inserire i contenuti di una nuova politica economica e finanziaria all'interno del processo di unificazione europea. Purtroppo non siamo nè io nè lei a decidere, ma perché intanto non cominciamo a parlare del ruolo della BCE come agente di sviluppo economico e sociale? E dell'Europa come spazio chiuso alle scorribande finanziarie americane e britanniche? Che male ci sarebbe nel decidere a livello UE le principali linee di politica economica, una sorta di nuova Maastricht, dove però non ci si limita a porre dei tetti all'indebitamento ma anche: traguardi di sviluppo industriale, limitazioni alla speculazione finanziaria, obiettivi minimi ma positivi di politica sociale, politica comune verso i paesi in via di sviluppo, una posizione europea verso la Cina... Lasciare che ciascun Stato vada per la propria strada significa condannare i più deboli, cioè noi. romano.calvo@libero.it