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ENI/ Nella partita a scacchi con Bruxelles la spunterà E.On?

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Per contro il Tag, controllato all’89%, invece, non sarà venduto al mercato ma a un soggetto pubblico italiano, “molto probabilmente la Cassa depositi e prestiti”, eventualità, invero, prospettata da molti e da diverso tempo.

 

Nonostante le cessioni delle quote azionarie, all’Eni restaranno i diritti di transito, posticipando così qualsiasi conseguenza fattuale, tanto da far dire all’ad Paolo Scaroni: «Per noi è una scelta dolorosa più sul piano concettuale che su quello pratico» e ancora «non è alterata la strategia dell’Eni perché non tocca il cuore delle nostre attività, visto che l’impegno preso non ci fa male né sul piano commerciale né su quello finanziario».

 

Anzi su quest’ultimo, il rischio di una sanzione da 1 miliardo di euro è diventata una entrata da 1,5 miliardi di euro, 800 milioni dal solo Tag. Certo, non è tantissimo rispetto all’ammontare degli investimenti del 2008, pari a circa 13 miliardi di euro, ma è pur sempre una cifra sostanziosa.

 

Cosa succederà ora? L'uscita da Tenp e Transitgas aumenterà senz’altro le opportunità d’importazione per nuovi soggetti, con la speranza che i consumatori nostrani ne traggano qualche beneficio. Un ruolo di primo piano potrebbe averlo proprio E.On, principale concorrente europeo di Eni, con grandi ambizioni nel mercato italiano.

 

Più articolate e meno scontate le conseguenze sul Tag. In ogni caso il gasdotto sarà in mani italiane, per di più statali, in fondo le stesse che stringono il 30% dell’Eni. In più, la salvaguardia dei diritti di trasporto allontana il grave rischio di inadempienze sui ritiri di gas russo, governati dalle non troppo flessibili clausole sui volumi importati previsti nei contratti con Gazprom.

 

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