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FIAT/ Marchionne trova in Russia la nuova Termini Imerese

Pubblicazione:venerdì 12 febbraio 2010

marchionne4R375_9giu09.jpg (Foto)

La razionalizzazione comporta dei costi sociali non indifferenti, come la chiusura di Termini Imerese nel 2011 o quella che potrebbe avvenire tra qualche anno, Pomigliano d’Arco. In Italia, con cinque stabilimenti, Fiat produce lo stesso numero di automobili che produce con uno stabilimento in Polonia. Lo stesso nuovo impianto russo produrrà quasi lo stesso numero di veicoli che sono stati prodotti in Italia nel 2008.

 

Questa scelta di andare in Russia non deve essere vista come un disimpegno della casa automobilistica torinese dall’Italia, quanto una mossa strategica per andare nei mercati del futuro. Senza una presenza nei mercati asiatici o dell’Est Europa, la nuova Fiat anche con in dote la Chrysler salvata dai contribuenti americani, non potrà mai competere nel mercato globale.

 

Un solo dato può rivelare l’importanza di andare verso est: nel 2009 il primo mercato automobilistico è stato quello cinese, superando quello statunitense. I sindacati, che si sono subito scagliati contro questa decisione di entrare in forza nel mercato russo, non comprendono questo fatto.

 

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COMMENTI
12/02/2010 - mi sfugge il futuro (adolfo ferrarese)

Ora il tutto mi pone soprattutto delle domande sul futuro dell'Italia: cosa faremo domani? Se le grandi industrie italiane chiudono o vanno all'estero, restano le banche? Ma siamo in grado di avere un futuro industriale? Sicuramente nel passato gli stabilimenti Fiat (ma quelli Alenia, ad esempio?) sono stati costruiti con finalità più clientelari che industriali, cattedrali in un deserto mai modificato (anche LasVegas è nata nel deserto, poi sono arrivati aereoporti, strade, ecc.) ed è molto probabile che ora siano antieconomici, difficili da organizzare in termini di economia di scala (magari in Corea i produttori di componentistica sono vicini come pure i centri logistici di smistamento), però, ripeto, che modello di futuro vogliamo avere? Facciamo l'alta velocità ma dove sono progettati i treni che usiamo? Una volta il Pendolino lo progettava la Fiat Ferroviaria, ora la Ascom (multinazionale) dove progetta? Se non facciamo ricerca, se le scuole peggiorano invece di migliorare (vedi il livello di preparazione in picchiata anno dopo anno) se miriamo a campare con ricostruzioni, expo' o centenari, che futuro progettiamo per i nostri figli? Marchionne almeno ha un progetto che persegue: la Fiat Auto in grado di sopravvivere. Però la ricerca Fiat dove la farà? Il futuro dove sarà costruito? Questo mi spaventa, al di là della pena per tutti i lavoratori licenziati (Perchè Termini Merese sì e le migliaia di piccole aziende no? Il 10% di disoccupati fà milioni, mi pare).

 
12/02/2010 - Condivido.... (Z sara)

Pienamente. "Penso che la strada da percorrere per un mercato libero e competitivo sia ancora lunga, ma che vada percorsa con decisione per il bene di tutti, in primis i lavoratori che meritano di più!"

 
12/02/2010 - Impianti poco produttivi? (Vulzio Abramo Prati)

Forse è il caso di sottolineare che se gli impianti produttivi italiani sono poco competitivi le cause non possono essere ne' i lavoratori, sicuramente produttivi quanto i russi o i polacchi, ne' la location, in quanto ci arrivano tante auto dalla Corea che è ben più lontana di Termini Imerese, temo invece che le cause siano di tipo organizzativo. Nessuno ha pensato prima di iniziare questi insediamenti produttivi a un Business Plan che analizzasse bene i problemi senza doverli scoprire oggi? E cosa dire delle scelte strategiche come il pensare alla "world car" Palio con la quale invadere i mercati emergenti quando in questi stessi paesi si producono auto più economiche e anche più belle! Vorrei anche chiedere in quale altro paese i vuoti di produzione le vengono coperti dalla cassa integrazione? Penso che la strada da percorrere per un mercato libero e competitivo sia ancora lunga, ma che vada percorsa con decisione per il bene di tutti, in primis i lavoratori che meritano di più!