Economia e Finanza
venerdì 12 febbraio 2010
La firma dell’accordo di joint venture tra la russa Stoller e Fiat è un passo importante per l’azienda torinese. La produzione riguarderà le piattaforme più grandi di Fiat, quelle concernenti i segmenti C, D e SUV. A regime, nel 2016, si prevede una produzione di circa 500 mila veicoli l’anno.
L’entrata nel mercato russo va nella direzione intrapresa ormai da anni dall’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, di globalizzare l’azienda. La chiusura di Termini Imerse deve essere vista proprio in questa prospettiva. Gli impianti produttivi italiani sono poco competitivi e per troppi anni vi è stato un tacito accordo tra i Governi e Fiat per mantenere l’occupazione in Italia con una politica dell’incentivazione e di sussidi. Questa politica si è rivelata utile in alcuni casi nel breve periodo, ma totalmente fallimentare nel lungo periodo.
Andando indietro nella storia di Fiat e della produzione automobilistica italiana si è visto un continuo declino. Mentre il mercato italiano continuava a crescere dal lato della domanda o rimaneva stabile grazie anche alle politiche d’incentivi alle vendite, gli stabilimenti italiani della casa automobilistica torinese continuavano a produrre sempre meno automobili.
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Ora il tutto mi pone soprattutto delle domande sul futuro dell'Italia: cosa faremo domani? Se le grandi industrie italiane chiudono o vanno all'estero, restano le banche? Ma siamo in grado di avere un futuro industriale? Sicuramente nel passato gli stabilimenti Fiat (ma quelli Alenia, ad esempio?) sono stati costruiti con finalità più clientelari che industriali, cattedrali in un deserto mai modificato (anche LasVegas è nata nel deserto, poi sono arrivati aereoporti, strade, ecc.) ed è molto probabile che ora siano antieconomici, difficili da organizzare in termini di economia di scala (magari in Corea i produttori di componentistica sono vicini come pure i centri logistici di smistamento), però, ripeto, che modello di futuro vogliamo avere? Facciamo l'alta velocità ma dove sono progettati i treni che usiamo? Una volta il Pendolino lo progettava la Fiat Ferroviaria, ora la Ascom (multinazionale) dove progetta? Se non facciamo ricerca, se le scuole peggiorano invece di migliorare (vedi il livello di preparazione in picchiata anno dopo anno) se miriamo a campare con ricostruzioni, expo' o centenari, che futuro progettiamo per i nostri figli? Marchionne almeno ha un progetto che persegue: la Fiat Auto in grado di sopravvivere. Però la ricerca Fiat dove la farà? Il futuro dove sarà costruito? Questo mi spaventa, al di là della pena per tutti i lavoratori licenziati (Perchè Termini Merese sì e le migliaia di piccole aziende no? Il 10% di disoccupati fà milioni, mi pare).
Pienamente. "Penso che la strada da percorrere per un mercato libero e competitivo sia ancora lunga, ma che vada percorsa con decisione per il bene di tutti, in primis i lavoratori che meritano di più!"
Forse è il caso di sottolineare che se gli impianti produttivi italiani sono poco competitivi le cause non possono essere ne' i lavoratori, sicuramente produttivi quanto i russi o i polacchi, ne' la location, in quanto ci arrivano tante auto dalla Corea che è ben più lontana di Termini Imerese, temo invece che le cause siano di tipo organizzativo. Nessuno ha pensato prima di iniziare questi insediamenti produttivi a un Business Plan che analizzasse bene i problemi senza doverli scoprire oggi? E cosa dire delle scelte strategiche come il pensare alla "world car" Palio con la quale invadere i mercati emergenti quando in questi stessi paesi si producono auto più economiche e anche più belle! Vorrei anche chiedere in quale altro paese i vuoti di produzione le vengono coperti dalla cassa integrazione? Penso che la strada da percorrere per un mercato libero e competitivo sia ancora lunga, ma che vada percorsa con decisione per il bene di tutti, in primis i lavoratori che meritano di più!
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