BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FIAT/ Come se la caverà Marchionne senza l’aiuto dello Stato?

Pubblicazione:

Fiat_Catena_Montaggio3R375.jpg

Dato che i vincoli di bilancio non sono eludibili, tanto meno in un anno in cui tutti i governi cercheranno di far partire la exit strategy, la politica fiscale deve seguire la via maestra che passa attraverso una riduzione delle imposte in grado di sostenere i redditi. Affinché sia credibile, bisogna ridurre la spesa pubblica. Quella sociale non si può toccare in questa fase della congiuntura, quindi non resta che tagliare in modo significativo i tentacoli del nuovo Leviatano.

 

Uno slogan astratto? Nient'affatto, se si pensa a come è cresciuta la burocrazia in anni in cui bisognava riorganizzarla secondo un disegno federale. Il proliferare delle province sta lì a dimostrarlo. Poi sarà possibile affrontare anche le pensioni. Silvio Berlusconi ne ha parlato in sede europea. Tutti ne parlano. In Spagna il governo si è diviso sulla proposta di aumentare di due anni contributi ed età pensionabile. Il doloroso riaggiustamento dei conti pubblici in Grecia riaprirà il problema in tutta l'Unione e spingendo verso vere e proprie politiche coordinate. Perché la bolla del debito rischia di far saltare davvero l'euro.

 

In questo scenario, qual è la sorte dei lavoratori di Termini Imerese? E di quelli che usciranno da impianti che prima o poi la Fiat sarà spinta a ridimensionare (basti pensare a Pomigliano d'Arco)? Nel caso siciliano il problema più acuto riguarda circa 800 dipendenti su 1600, i quali non posseggono ancora i requisiti per la mobilità agganciata alla pensione. Ma una soluzione per loro, come per l'intera area industriale, non passa attraverso sussidi pubblici ad aziende che non hanno alcuna possibilità di camminare con le proprie gambe.

 

L'auto elettrica siciliana con capitali cinesi o arabi, una delle tante idee che circolano, non sembra molto realistica. Chissà se c'è qualche proposta concreta dentro un istituto di credito come il Banco di Sicilia che ha ottenuto di impiegare nell'isola la maggior parte del denaro raccolto dai risparmiatori siciliani, anziché trasferirlo alla casa madre Unicredit. Presidente del Banco è Ivan Lo Bello il quale è anche presidente della Confindustria regionale, quindi preoccupato come pochi della sorte di Termini Imerese.

 

Si parla di una cordata di imprenditori locali disposta a scendere in campo. È una strada interessante, purché non sia il cavallo di Troia del solito assistenzialismo. Mobilitare gli animal spirits è molto più sano che continuare con il vecchio sistema clientelare e statalista.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.