Economia e Finanza
lunedì 15 febbraio 2010
L'ultima alleanza è con la russa Sollers (gruppo Severstal che fa capo all'oligarca Alexei Mordashov) per produrre mezzo milione di vetture entro il 2016. Prima c'è stata la Serbia per un impianto che andrà a regime nel 2012. Russia e Serbia evocano la Fiat di Valletta, quella di Togliattigrad e della Zigulì, o della Zastava nella Jugoslavia di Tito.
Sergio Marchionne prosegue come un rullo compressore nel delineare la fisionomia di un gruppo davvero multinazionale. «È inimmaginabile senza le sue radici italiane», così dice l'amministratore delegato, ma i rami sono disseminati in diverse parti del mondo e il tronco sempre più innestato nel grande tronco di Detroit. Questo, almeno, è il progetto. Ciò significa che dall'anno prossimo, quando comincerà davvero il rimescolamento produttivo, vedremo modelli di auto spostarsi da un impianto all'altro, fabbriche trasformate, ridimensionate o addirittura chiuse.
In Europa il polmone sarà in Polonia, anche grazie all'invidiabile situazione economica del paese, unico nell'Unione ad aver attraversato la recessione senza che il Pil scendesse sotto zero. In America, c'è il Brasile, in attesa che decolli l'integrazione con Chrysler la quale porterà negli Stati Uniti senz'altro la Lancia, probabilmente l'Alfa, insomma le vetture dei segmenti C e D. Inoltre, è tempo di mettere in produzione nuovi modelli, perché sembra che sia stato spremuto tutto il sugo possibile dagli attuali, anche quelli di successo. Marchionne sostiene di avere i cassetti pieni di progetti. Stiamo a vedere, sperando che non si tratti di restyling.
La Fiat dovrà affrontare il mercato senza gli incentivi pubblici. Una scelta obbligata e una scelta salutare. Noi lo avevamo auspicato e non possiamo che confermarlo. Adesso il re è nudo. Tutti sono nudi. E occorre ragionare su una politica economica che ci sottragga alla condanna della stagnazione come quella descritta da Mario Draghi nel discorso del Forex, sabato scorso.
Volenti o nolenti, proprio il buon andamento dell'auto e della Fiat in particolare, ha contribuito a tirar su quei pochi spiccioli di crescita, già dissolti nell'ultimo trimestre dell'anno. L'effetto si è spento e nessun altro ramo industriale può avere un simile volano. Quindi, è inutile continuare con sostegni settoriali, bisogna passare a una strategia orizzontale.
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