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FINANZA/ Caro Tremonti, ecco cosa fare per non fallire come la Grecia

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Grazie a quei giochini, simili in parte a quelli che hanno inquinato i conti di tre quarti degli enti locali italiani, il debito greco appariva molto sotto il livello reale, permettendo quindi di non incorrere nella mannaia né delle agenzie di rating - che invece sapevano benissimo come stavano le cose, essendo pappa e ciccia con le banche d'affari che offrono quei prodotti - né dell'Unione Europea. A denunciare l'accaduto ci ha pensato il New York Times, raccontando come l'ultima visita di emissari di Goldman Sachs, guidata nientemeno che dal presidente in persona, si sia tenuto lo scorso novembre, insomma quando i buoi erano ormai fuori dal recinto e servivano misure d'emergenza.

 

I contratti, estremamente complessi, si basavano di fatto su un criterio molto semplice: denaro contante a fronte di un promessa di ripagare, con gli interessi garantiti dallo swap, in futuro. Swap è un termine inglese (letteralmente baratto, scambio) utilizzato per identificare quei contratti finanziari in cui due controparti si impegnano a scambiarsi flussi monetari in entrata o in uscita, e a compiere l'operazione inversa a una data futura predeterminata.

 

Il caso di scuola è quello di un ente locale, che ha contratto un mutuo di 100 miliardi tasso fisso (10%) con la Cassa depositi e prestiti, e che deve quindi pagare periodicamente degli interessi (10 miliardi l'anno). L'operazione si rivela onerosa in seguito alle mutate condizioni di mercato, e l'ente decide quindi di legare il mutuo a un parametro di indicizzazione (un tasso del 5%) maggiorato di uno spread (un differenziale) del 5%, scommettendo su un ribasso dei tassi di interesse. Stipula così un contratto di swap con una banca, la quale garantisce il tasso fisso contro quello variabile.

 

Se il tasso variabile aumentato dello spread è inferiore al tasso fisso, e scende ad esempio attorno all'8%, l'ente ne ottiene un vantaggio, può ridurre le sue spese e di conseguenza il suo deficit. Viceversa, se il mercato fa salire i tassi e l'onere complessivo schizza sopra il 10%, sarà la banca a incassare di più, e l'ente vedrà salire le sue spese e il suo deficit. Il caso può essere traslato dagli enti locali agli Stati, che si indebitano sui mercati internazionali con emissioni obbligazionarie in valuta locale o estera, sulle quali sono costrette a pagare dei tassi di interesse.

 

A cosa abbiano portato queste continue pratiche, è ora sotto gli occhi di tutti. Insomma, Wall Street non ha creato la crisi del debito greco ma l'ha coperta per mesi: e il timore, almeno così si paventa a Londra, è che altri paesi si siano fatti sedurre da questi contratti swap per tenere sotto controllo il debito pubblico galoppante. I nomi che circolano sono quelli di Spagna, Portogallo e Italia: ovvero, gli altri tre membri dei Pigs.

 

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COMMENTI
16/02/2010 - non è la malattia a farmi paura (Fabrizio Terruzzi)

Messe assieme in un mercato libero l’economia più forte “uccide” la più debole, se non adeguatamente protetta. Così la Germania trova più convenienza comprare i prodotti greci in Cina o altrove, perché sostanzialmente poveri di tecnologia, mentre non vale il contrario. Quindi fine del mercato comune. Nella fattispecie sembra però che i titoli greci siano in parte cospicua nelle casse dei tedeschi e dei francesi che quindi non possono tanto fare “spallucce”. Mi pare però evidente che questo mercato comune così com'è non possa reggere. Dall'articolo non risultano affatto chiari i meccanismi con cui le banche americane avrebbero aiutato la Grecia. Ma in sintesi consisterebbero nello spostare, attraverso "escamotage" tecnico-finanziari, il problema dal presente al futuro (aggravandolo). Rimane un problema di fondo, che non è affatto tecnico ed è l’origine di ogni male. La qualità di chi ci governa, di chi occupa i posti di maggior responsabilità dello Stato e dell’economia. Tanto per dire, mia nonna, novantenne, forse avrebbe dimostrato maggior assennatezza e soprattutto più senso di responsabilità, senza richiedere compensi stratosferici. Vale sempre la massima “non è la malattia a farmi paura quanto il medico che dovrebbe curarmi”. Teniamoci stretti.