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FINANZA/ Caro Tremonti, ecco cosa fare per non fallire come la Grecia

Pubblicazione:martedì 16 febbraio 2010

Tagliola_SoldiR375.jpg (Foto)

Tremonti farebbe bene a dare un'occhiata, visto che è noto a tutti che nel 1996 l'Italia ha stipulato un contratto swap con JP Morgan, un'operazione sui derivati che permise di riportare il budget in linea attraverso uno swap monetario con la banca d'affari a un tasso di cambio favorevole. Il problema è che quel tipo di contratto, che permise al governo italiano di ottenere denaro fresco, aveva come clausola il fatto che i futuri pagamenti effettuati dall'Italia non sarebbero stati messi a bilancio come liabilities, ovvero fonte di perdita.

 

I derivati sono strumenti straordinari, peccato che bisogna saperli utilizzare. Ed evitare le scatole cinesi dei derivati sui derivati. Ripeto, Tremonti dia una bella occhiata a quanto fatto e pattuito in passato, a New York non mettono la mano sul fuoco sulla stabilità del debito italiano e anche l'uscita di Jean-Claude Trichet di domenica non dovrebbe farci stare troppo sereni.

 

La crisi greca, nei fatti, non rappresenta la fine dell'eurozona ma certamente l'inizio della fine: troppo difficile mantenere insieme economie così differenti in tempi difficili come questi, troppo forte ancora la spinta egoistica e sovrana dei vari governi a fronte di un'inconsistenza politica totale di Bruxelles. Occorre coraggio, a partire da casa nostra.

 

Tremonti butti l'occhio, i continui stop-and-go sull'abbassamento delle tasse, l'ipotesi di contro-finanziarie e altri allarmi - come quello di Baldassarri a Ballarò, «In cassa non c'è più una lira» - fanno pensare che a New York abbiano ragione. Occhio a come si muoveranno i fondi e come varierà il numero di contratti contro euro e debito di Pigs e Italia al Chicago Merchantile Exchange: le prossime settimane, forse, ci diranno la verità. Non potrebbero non essere cose piacevoli da sentire.



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COMMENTI
16/02/2010 - non è la malattia a farmi paura (Fabrizio Terruzzi)

Messe assieme in un mercato libero l’economia più forte “uccide” la più debole, se non adeguatamente protetta. Così la Germania trova più convenienza comprare i prodotti greci in Cina o altrove, perché sostanzialmente poveri di tecnologia, mentre non vale il contrario. Quindi fine del mercato comune. Nella fattispecie sembra però che i titoli greci siano in parte cospicua nelle casse dei tedeschi e dei francesi che quindi non possono tanto fare “spallucce”. Mi pare però evidente che questo mercato comune così com'è non possa reggere. Dall'articolo non risultano affatto chiari i meccanismi con cui le banche americane avrebbero aiutato la Grecia. Ma in sintesi consisterebbero nello spostare, attraverso "escamotage" tecnico-finanziari, il problema dal presente al futuro (aggravandolo). Rimane un problema di fondo, che non è affatto tecnico ed è l’origine di ogni male. La qualità di chi ci governa, di chi occupa i posti di maggior responsabilità dello Stato e dell’economia. Tanto per dire, mia nonna, novantenne, forse avrebbe dimostrato maggior assennatezza e soprattutto più senso di responsabilità, senza richiedere compensi stratosferici. Vale sempre la massima “non è la malattia a farmi paura quanto il medico che dovrebbe curarmi”. Teniamoci stretti.