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FINANZA/ Ecco perché conviene a tutti che la Grecia torni a ragionare

Pubblicazione:mercoledì 17 febbraio 2010

colonnegrechealbaR375_13mag09.jpg (Foto)

Oggi la Grecia si trova a sostenere un deficit di bilancio vicino al 13 per cento del Pil, con un debito pubblico ben oltre il 110 per cento del prodotto interno lordo, entrambi retaggio di anni di mala gestione della cosa pubblica. In gioco non è tuttavia solo la credibilità del governo di Atene, impegnato ora a riportare questi indicatori in linea con il Patto di stabilità e di crescita: il tema riguarda soprattutto la tenuta stessa della moneta unica e la capacità delle istituzioni europee di intervenire a tutela dell’Unione monetaria senza per questo contravvenire ai trattati istitutivi (ad esempio, l’articolo 125 del Trattato dell’Unione europea, che vieta qualsiasi salvataggio degli Stati membri in difficoltà). 

 

Il 15 gennaio 2010 il governo greco ha comunque presentato alla Commissione europea un piano di rientro per il prossimo quinquennio che prevede una riduzione del deficit di quasi 11 punti percentuali del Pil: leggendo tra i dettagli, si stima che già alla fine del 2012 il deficit rientrerà al di sotto della soglia del 3 per cento.

 

Questo aggiustamento fiscale prevede nel 2010 una riduzione del disavanzo pubblico di quattro punti percentuali, attraverso un pacchetto di misure che coinvolgono sia le entrate che le spese statali. Ma nonostante l’apparente buona volontà di Atene e il ritorno a uno spirito di gestione più “apollineo”, vi sono alcuni fattori che rischiano di ostacolare un’azione così drastica sui bilanci pubblici.


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