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FINANZA/ Ecco perché conviene a tutti che la Grecia torni a ragionare

Pubblicazione:mercoledì 17 febbraio 2010

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Nel 1872 Friedrich Nietzsche scriveva Die Geburt der Tragödie (La nascita della tragedia dallo spirito della musica ovvero Grecità e pessimismo), individuando due caratteri tipici della società greca pre-socratica, opposti e in perenne contrasto tra di loro: lo spirito apollineo, proprio dell’equilibrio della ragione, e lo spirito dionisiaco, simbolo della frenesia orgiastica delle feste di Dioniso.


A Bruxelles e nelle capitali finanziarie europee si sta discutendo da giorni della preoccupante situazione fiscale della Grecia - Paese forse colto negli ultimi anni da una deriva dionisiaca di spesa pubblica incontrollata - che potrebbe generare gravi conseguenze ben oltre i confini dell’Attica.


La crisi sorta nella penisola ellenica sta infatti mettendo pericolosamente in dubbio la credibilità dell’accordo che è alla base stessa dell’Unione monetaria europea. Il “Patto di stabilità e di crescita” prevede infatti che gli Stati membri che hanno deciso di adottare l’euro, soddisfacendo i parametri di Maastricht, siano tenuti a rispettare nel tempo alcuni importanti vincoli di bilancio: un deficit pubblico non superiore al 3 per cento del prodotto interno lordo e un debito statale che rimanga al di sotto del 60 per cento del Pil.


Se quindi il vantaggio derivante dall’adesione all’euro è stato, come noto, un minor costo del debito in termini di interessi pagati - soprattutto per paesi meno virtuosi come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia - d’altro canto si è de facto vincolata la politica fiscale dei singoli Stati membri, limitandone la capacità d’intervento in periodi di crisi economica come quello attuale.

 

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