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Economia e Finanza

FINANZA/ Ecco perché conviene a tutti che la Grecia torni a ragionare

Il deficit di bilancio delle Grecia è vicino al 13 per cento del Pil, il suo debito pubblico oltre il 110 per cento. In ballo oltre  alla salute del Paese, c'è la tenuta della moneta unica. Per GABRIELE GRECCHI la Grecia ha solo una via di salvezza: tornare all’antico spirito apollineo e al prevalere delle razionalità

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Nel 1872 Friedrich Nietzsche scriveva Die Geburt der Tragödie (La nascita della tragedia dallo spirito della musica ovvero Grecità e pessimismo), individuando due caratteri tipici della società greca pre-socratica, opposti e in perenne contrasto tra di loro: lo spirito apollineo, proprio dell’equilibrio della ragione, e lo spirito dionisiaco, simbolo della frenesia orgiastica delle feste di Dioniso.


A Bruxelles e nelle capitali finanziarie europee si sta discutendo da giorni della preoccupante situazione fiscale della Grecia - Paese forse colto negli ultimi anni da una deriva dionisiaca di spesa pubblica incontrollata - che potrebbe generare gravi conseguenze ben oltre i confini dell’Attica.


La crisi sorta nella penisola ellenica sta infatti mettendo pericolosamente in dubbio la credibilità dell’accordo che è alla base stessa dell’Unione monetaria europea. Il “Patto di stabilità e di crescita” prevede infatti che gli Stati membri che hanno deciso di adottare l’euro, soddisfacendo i parametri di Maastricht, siano tenuti a rispettare nel tempo alcuni importanti vincoli di bilancio: un deficit pubblico non superiore al 3 per cento del prodotto interno lordo e un debito statale che rimanga al di sotto del 60 per cento del Pil.


Se quindi il vantaggio derivante dall’adesione all’euro è stato, come noto, un minor costo del debito in termini di interessi pagati - soprattutto per paesi meno virtuosi come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia - d’altro canto si è de facto vincolata la politica fiscale dei singoli Stati membri, limitandone la capacità d’intervento in periodi di crisi economica come quello attuale.

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