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FINANZA/ Perchè con Fiat e Telecom si ripetono gli errori di Alitalia?

Fiat_catena_montaggioR375_19dic08.jpg (Foto)

Ieri il ministro Scajola ha reso noto che per la riqualificazione dell'area sono stati già presentati quattordici progetti, alcuni dei quali facenti capo a investitori stranieri: ci fa piacere. Ma ancora di più lo ha fatto al Lingotto che dopo queste parole ha visto schizzare il titolo Fiat alle stelle. Sembra di rivedere il caso Alitalia. E, come allora, occorrerebbe porre un freno all’assurda altalena delle azioni, visto che ogni giorno una nuova voce - non si sa quanto vera o falsa - manda sulle montagne russe il titolo: o si decide per una trattativa silenziosa, con comunicati o conferenze stampa ufficiali a Borsa chiusa oppure si sospenda temporaneamente il titolo dalle contrattazioni al valore attuale.

 

Non è accettabile, in un regime di libero mercato, che un soggetto di fatto parastatale come Fiat possa intavolare pantomime come quelle attuali senza essere messo di fronte a scelte drastiche: negli Usa l'atteggiamento verso General Motors è stato decisamente diverso. Per quanto ancora dovremo vedere la politica industriale decisa nelle stanze dei ministeri non è dato a sapersi in questo paese, ma la Consob dovrebbe porre un freno, o quantomeno dei paletti, a questo stillicidio di voci continue e infinite che di fatto turba l'andamento del titolo e quindi la correttezza del mercato azionario.

 

Lo so, toccare Fiat è il primo passo verso la lesa maestà, ma se non si comincia a prendere delle decisioni chiare, questo paese continuerà a vivere casi Alitalia o più recentemente quello Telefonica-Telecom: nessuno è così ingenuo da pensare che la politica stia fuori dall'economia, ma a tutto deve esserci un limite. L'Italia è il paese delle “opa tiepide”, altrove sono amichevoli od ostili, qui sono fatte a mezzo stampa apposta per essere smentite o confermate il giorno dopo dal Palazzo: e i titoli delle aziende in questione, guarda caso, volano.

 

In molti si strapparono le vesti quando Silvio Berlusconi, nel pieno della crisi, consigliò agli italiani di investire in Eni, Enel e Finmeccanica: certo, poteva evitarselo essendo il premier, ma è molto più grave quanto sta accadendo in queste ore nel silenzio totale della Consob e nel disinteresse interessato - l'ossimoro è non casualmente voluto - di Confindustria.

 

Questo è il paese dei capitalisti di Stato, verrebbe voglia di ripetere il colorito ma azzeccato modo di dire di Sergio Ricucci ma la situazione è grave: qui non si parla solo del declino della politica industriale nel Mezzogiorno, non si parla solo di allarme occupazionale, si parla di tradimento totale delle regole minime del libero mercato. Il governo dimostri serietà: convochi le parti, chieda il silenzio e dia un termine fisso e improcrastinabile per presentare le soluzioni. Con il balletto degli annunci, si arriva a una versione travestita e disfunzionale dell'Iri. E l'Italia, oggi, ha bisogno di tutto tranne che di questo. Occorre una svolta. Il governo la dia.  

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COMMENTI
18/02/2010 - C'è dell'altro in cambusa! (claudia mazzola)

Sempre con i guai di Alitalia, Fiat e Telecom, e quelli del mio sposo piccolissimo imprenditore a secco di clienti? E quelli di mio cognato, impresa edile, che da mesi aspetta i soldi per una casa e rimandano con scuse, ma lui deve pagare gli uomini. E potrei citarne altri 100, pensate mi stia lamentando? Invece ve ne dò solo notizia vissuta.