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UE/ Deaglio: così il "modello Usa" può portare l’Europa fuori dalla crisi

Pubblicazione:giovedì 18 febbraio 2010

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La realtà è che i nostri conti sono buoni perché abbiamo un avanzo primario: al netto degli interessi le tasse bastano a pagare le spese e qualche volta pure avanzano. Quindi gli interessi che paghiamo sono sul debito vecchio. Ma il caso di Grecia e Spagna è diverso perché hanno un debito e un Pil inferiore a quello dell’Italia. E stanno facendo debiti non per pagare i debiti veri, ma per pagare gli interessi sui debiti veri. E questo peggiora non poco la loro situazione.

 

Se la sente di abbozzare uno scenario?

 

Difficile fare previsioni. Una possibilità è che i partner più forti dell’Ue - quelli che rappresentano la metà del Pil dell’Unione - intervengano a mettere una garanzia sul debito greco. Credo che sia questa la soluzione alla quale si sta lavorando. La cifra non è poi così grande: Francia e Germania non stanno benissimo ma sono i soli che potrebbero farlo ora. Certo per intervenire chiederebbero alla Grecia politiche ancor più restrittive e certamente qualcosa in cambio. Diversamente l’Ue non ha gli strumenti istituzionali per intervenire come soggetto unitario. A scanso di equivoci però teniamo ben presente una cosa: l’euro è una soluzione definitiva e non si può uscirne.

 

Sembra che perfino la Cina abbia interesse ad aiutare la Grecia. Che ne pensa?

 

La Cina sta facendo una politica di espansione finanziaria in tutto il mondo - Africa e America latina in testa - finalizzata a progetti industriali. Però è vero: in questo caso mettere il piede nel debito di uno stato sovrano potrebbe avere per la Cina qualche interesse.

 

Qual è secondo lei la situazione degli altri Pigs?

 

Il paese che sulla carta dovrebbe star meglio è l’Irlanda, perché ha accettato una cura correttiva da cavallo a cominciare dalla retribuzioni: la gente si è tagliata selvaggiamente lo stipendio e per il momento sembra funzionare. La Spagna? Staremo a vedere. Cosa poi ci sia dentro le finanze del Portogallo lo sanno in pochi.

 

Si è parlato per la Grecia di conti truccati. Secondo lei ci sono state delle connivenze della finanza internazionale nell’occultare la gravità del debito greco?

 

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