Economia e Finanza
venerdì 19 febbraio 2010
Gli obiettivi del Piano Fenice non sono stati raggiunti, come dimostra l’ottimo articolo del Prof. Arrigo sul ilsussidiario.net dello scorso 16 febbraio. Certamente la crisi economica in generale e del trasporto aereo in particolare hanno avuto un impatto estremamente negativo sui conti e sui dati della compagnia nazionale.
Nel famoso Piano di rilancio dell’azienda si prevedevano per il 2009 circa 4,3 miliardi di euro di ricavi e dei costi operativi pari a 4,1 miliardi di euro. Si prevedeva dunque di raggiungere un EBITDAR positivo per circa 156 milioni di euro. Le previsioni della compagnia di avere meno di 300 milioni di euro di perdite operative sono dunque distanti dagli obiettivi del Piano Fenice per circa 450 milioni di euro. Vi è da rilevare che l’EBIT previsto dallo stesso Piano Fenice prevedeva una perdita di almeno 200 milioni di euro, ponendo una differenza tra EBIT ed EBITDAR pari a 350 milioni di euro.
Si pone dunque una domanda rilevante. Quale sarà la perdita netta della compagnia? È possibile un rosso da mezzo miliardo di euro? E con un rosso così importante, la società sarebbe costretta ricapitalizzare? A questo dubbio risponderà il bilancio che verrà discusso nel prossimo mese di marzo. Vi è da dire che qualunque perdita sarà comunque a carico degli azionisti e dunque un eventuale rosso da mezzo miliardo di euro sarà un problema interno all’azienda.
La strategia di Alitalia nel 2009 è stata difensiva per cercare di arginare le perdite operative. Vi sono stati tagli dei voli sulle rotte meno redditizie, come è giusto che faccia una compagnia privata. Per questa motivazione la quota di mercato domestica è scesa al 53%, lontana dalla stima del 60% del piano industriale dell’agosto del 2008. La quota di mercato sull’intero mercato italiano è stata invece del solo 21,3%.
In questo quadro le low cost hanno saputo approfittare della minore offerta del vettore nazionale, tanto che sia Ryanair che Easyjet hanno aumentato la propria quota di mercato. E proprio sul segmento low cost la compagnia ha voluto puntare per rilanciare il marchio AirOne nello scalo di Malpensa e in questa direzione sembra andare la strategia del vettore per il 2010.
Nell’aeroporto milanese, Alitalia ha visto diminuire i passeggeri trasportati in maniera importante anche nel 2009. I dati indicano una riduzione di oltre il 50% rispetto al 2008, avendo trasportato su Malpensa circa 1,5 milioni di passeggeri, molto meno di Easyjet che ne ha trasportati circa 5 milioni.
Alitalia è ormai diventato nello scalo il terzo operatore dietro anche a Lufthansa Italia, dopo che nel 2007 la compagnia italiana aveva trasportato oltre 11 milioni di passeggeri nell’aeroporto milanese.
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Dai numeri riportati nell'articolo a me pare inevitabile un'intervento sul capitale (svalutazione, reintegro o mix di entrambi) ed allora si vedrà quale posizione assumerà AF e dalla quale dipenderà il futuro della compagnia. Quanto al progetto Air One su Malpensa credo complicato possa aver successo per il motivo che il mercato del breve e medio raggio al Nord (salvo la rotta Linate/Fiumicino) lo fa la domanda inquanto la deregulation è pressochè totale ed il cliente puo scegliere la compagnia più conveniente. In questa situazione, per riprendere la clientela rinunciata con i vari piani degli anni passati, la compagnia deve offrire condizioni reali (prezzo e servizio) migliori o almeno uguali alle altre compagnie nel frattempo lestamente subentrate; non basterà certo il cambio della livrea degli aerei per ottenere qualche risultato. Questo è possibile? Il livello dei costi per unità prodotta è di oltre il 30% superiore a quello di Easy jet, questo non lascerà eccessivi margini alla leva prezzi salvo accettare di deprimere ulteriormente il conto economico. Quanto al servizio saranno i passeggeri a giudicare, io dico solo che avendo recentemente utilizzato alcune volte la compagnia Easy jet, posso testimoniare del livello di servizio assolutamente adeguato, fare meglio è ceramente possibile ma non sarà ne facile ne gratis.
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