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NUCLEARE/ Mentre il pragmatico Obama apre due centrali, in Italia ancora si discute...

Pubblicazione:venerdì 19 febbraio 2010

nucleare_centraleR375_21ago08.jpg (Foto)

Ma l’aspetto interessante di questo annuncio, al di là dell’uscita non scontata di un presidente democratico a favore di questa tecnologia, è legato proprio al finanziamento pubblico. La creazione di imprenditoria e di posti di lavoro, da un lato, si affianca alla possibilità di rendere maggiormente percorribile l’investimento.

 


Tra gli elementi critici della tecnologia nucleare c’è infatti l’ingente investimento (dai 3 ai 4 miliardi di euro a impianto). Infatti l’energia prodotta con fonte atomica, a fronte di un costo di esercizio molto più contenuto rispetto alle centrali a combustibile (dove il costo di funzionamento è molto alto in particolare se si usa il gas naturale), è sensibilmente influenzata dal costo dei finanziamenti ovvero dal costo del denaro.

 

 

 

La finanza privata, quella delle grandi banche di affari, si attende ritorni sul denaro (10%?) difficilmente conciliabili con queste infrastrutture fortemente “capital intensive”. Un costo del denaro calmierato (5-6%) modifica radicalmente i risultati economici e le decisioni di chi deve investire. Nei dibattiti dei media americani a proposito del nucleare già si leggevano annunci del tipo “Wall Street Hates It” ed i commentatori rilevavano uno strano abbraccio tra i bankers della capitale finanziaria e l’estrema sinistra ideologica americana.

 

 

 

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