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NUCLEARE/ Mentre il pragmatico Obama apre due centrali, in Italia ancora si discute...

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Ora che lo Stato centrale interviene abbassando le barriere del ritorno al nucleare (negli USA erano 30 anni che non si avviava una nuova costruzione), bisognerà vedere la reazione del private banking, solitamente favorevole ai ritorni immediati e maggiormente incline alle bolle della green economy (dopo i lauti guadagni derivanti dalla net economy), ma meno disponibili per infrastrutture con tempi di ritorno lunghi.

 
I Governi, quello americano insegna, dovrebbero avere la pazienza verso investimenti con ritorni nel medio-lungo periodo per dotare il Paese di infrastrutture utili per mezzo secolo. In Europa sono due i Paesi che hanno ripreso la strada per gli investimenti al nucleare: il Regno Unito e l’Italia. Ma, a ben guardare, la nostra politica è lontana dal pragmatismo e dalla lungimiranza d’ oltreoceano.

 

 Ad obiettivi chiari e precisi del Governo, ai quali occorre ancora una volta dare atto, si contrappongono, anche negli stessi ambienti, tatticismi e personalismi: mentre lo stesso governo minimizza le risorse, le Regioni si nascondono dietro ad un attendismo del “NI” e l’opposizione si adagia sugli isterismi ideologici delle ali estreme. Stiamo definendo il volto energetico ed economico dell’Italia per i prossimi trent’anni: ci vorrebbe un dialogo più responsabile e meno imbarazzante opportunismo!

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