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FIAT/ La cura per Termini Imerese viene da Dubai

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Il Sud, Termini Imerese e dintorni

 

Benché non poggino su ricchi giacimenti petroliferi, alcune regioni italiane hanno ben altre ricchezze a propria disposizione: sono benedette da un’incredibile abbondanza e varietà di paesaggi, sono figlie di una storia millenaria e sono eredi di un lascito artistico unico al mondo.

 

Nonostante tutto ciò, la questione del Sud rimane irrisolta, permettendo ai più arrendevoli di affermare che il meridione d’Italia rimane una terra difficile, in mano alla criminalità e senza speranze. Lo si è visto, ancora una volta, con gli sviluppi relativi alla crisi dello stabilimento Fiat a Termini Imerese: alcuni addirittura recuperano una vecchia metafora tanto triste quanto significativa: senza un deciso cambio di rotta, al posto delle cattedrali nel deserto costruite negli ultimi quarant’anni, ci rimarrà soltanto la sabbia.

 

Ma costoro sbagliano, perché non esistono terre maledette o prive di futuro. Esistono solo uomini di cattiva e di buona volontà. E il Sud ha la fortuna di aver esportato tantissimi italiani illuminati che, non trovando “opportunità” in patria, le hanno cercate altrove. Ed è questa la chiave di lettura: gli uomini di buona volontà chiedono solo una cosa allo Stato: le opportunità per intraprendere.

 

Tutte le colpe dello Stato

 

Mutuando un discorso spesso fatto dagli economisti più liberali, si può affermare come lo Stato sia riuscito ad attutire e quasi annientare le forze produttive del nostro Sud. È il tema tanto spesso dibattuto su quanto sia facile utilizzare le risorse pubbliche per finanziare attività improduttive rispetto a iniziative ad alto potenziale. Un esempio lampante di tale questione è proprio il caso degli stabilimenti Fiat in Italia, in particolare di quello siciliano di Termini Imerese.
 


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COMMENTI
24/02/2010 - ....secondo me un discorso troppo facile... (Carlo Bernasconi)

Ho un cliente che essendo meridionale dopo aver fatto successo al nord decise di aprire uno stabilimento gemello al sud utilizzando la detassazione e il finanziamenti dello stato italiano. Dopo alcuni anni, per avere le stesse rese produttive del nord robotizzo pesantemente i reparti, ciononostante non avendo indotto nella zona alla fine lo stabilimento venne chiuso senza nemmeno aver rispettato i termini temporali del finanziamento statale. Questi sono i fatti, naturalmente bisognerebbe scendere in dettaglio nella gestione. Comunque sia l'articolo ha poco senso secondo me se non ragiona in maniera democratica, ovvero, la maggioranza dei meridionali hanno la cultura del lavoro? hanno la cultura dell'ordine? hanno la cultura della legalita? Secondo me no, e sempre secondo me dipende tutto da qui, se esiste una selezione sociale che porta le idee giuste e le persone giuste a proliferare nella regione allora stato o non stato alla lunga verranno emarginate idee e persone dannose allo sviluppo, altrimenti il rischio e' di ripulire la zona dall'illegalita' e accorgersi che alla maggioranza la cosa non interessava. Quello che voglio dire e' che i meridionali se erano la maggioranza potevano anche fare una rivoluzione e ribellarsi alla malavita come hanno sempre fatto i popoli nella storia, se preferiscono andarsene che cambiare il loro paese vuol dire che o non gli interessa e quindi non hanno unita' nazionale o sono la minoranza. Peccato, ma la maggioranza vince.