BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FIAT/ La cura per Termini Imerese viene da Dubai

Ferrari%20Abu%20Dhabi_R375.jpg(Foto)

Nel corso degli anni la Fiat è stata aiutata, finanziata e protetta dallo Stato. La miopia dell’intervento pubblico era quella di ritenere che il prodotto automobilistico rappresentasse non tanto - e forse giustamente - un gioiello dell’industria italiana, quanto una prospettiva perenne per la crescita economica futura.

 

Una prospettiva anche per quanto riguarda la preservazione dei posti di lavoro. Il problema è che tale presunzione ha traghettato i lavoratori - la vera risorsa del paese, di qualsiasi paese - in un limbo indefinito da cui ormai non sembra nemmeno più possibile uscire. O meglio, la via d’uscita porta sicuramente a un Inferno: il fallimento e la disoccupazione.


Non sono i lavoratori a essere poco competitivi e non è certamente colpa loro se la situazione sta degenerando. E non è colpa nemmeno dei manager attuali della Fiat, i quali ben sanno quali siano le opportunità di mantenere un investimento in Sicilia con le condizioni attuali.

 

Sicuramente, né i lavoratori né Marchionne possono semplicemente arroccarsi sulle loro posizioni: i primi, perché non è attraverso il mantenimento dello status-quo che possono garantire un futuro migliore ai propri figli, bensì tramite uno sforzo d’intraprendenza e un segnale di coraggio; il secondo, in qualità di rappresentante degli interessi Fiat, perché non può far finta di non aver ricevuto dallo Stato enormi sussidi in passato e deve ora mettere qualcosa sul tavolo - onde evitare che altri più lungimiranti, magari con gli occhi a mandorla, prendano il suo posto in Sicilia.

 


PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBLO >> QUI SOTTO
 


COMMENTI
24/02/2010 - ....secondo me un discorso troppo facile... (Carlo Bernasconi)

Ho un cliente che essendo meridionale dopo aver fatto successo al nord decise di aprire uno stabilimento gemello al sud utilizzando la detassazione e il finanziamenti dello stato italiano. Dopo alcuni anni, per avere le stesse rese produttive del nord robotizzo pesantemente i reparti, ciononostante non avendo indotto nella zona alla fine lo stabilimento venne chiuso senza nemmeno aver rispettato i termini temporali del finanziamento statale. Questi sono i fatti, naturalmente bisognerebbe scendere in dettaglio nella gestione. Comunque sia l'articolo ha poco senso secondo me se non ragiona in maniera democratica, ovvero, la maggioranza dei meridionali hanno la cultura del lavoro? hanno la cultura dell'ordine? hanno la cultura della legalita? Secondo me no, e sempre secondo me dipende tutto da qui, se esiste una selezione sociale che porta le idee giuste e le persone giuste a proliferare nella regione allora stato o non stato alla lunga verranno emarginate idee e persone dannose allo sviluppo, altrimenti il rischio e' di ripulire la zona dall'illegalita' e accorgersi che alla maggioranza la cosa non interessava. Quello che voglio dire e' che i meridionali se erano la maggioranza potevano anche fare una rivoluzione e ribellarsi alla malavita come hanno sempre fatto i popoli nella storia, se preferiscono andarsene che cambiare il loro paese vuol dire che o non gli interessa e quindi non hanno unita' nazionale o sono la minoranza. Peccato, ma la maggioranza vince.