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FINANZA/ Non sono tutte di Goldman Sachs le colpe sul crac della Grecia

Pubblicazione:martedì 23 febbraio 2010

bce_sede2R375.jpg (Foto)

E qui entra in campo una buona dose di dietrologia d'accatto: una delle liabilities, delle debolezze, della candidatura dell'attuale governatore di Bankitalia sarebbe - per tedeschi e americani, molto interessati al fatto che alla Bce continui la politica di miopia perseguita con successo per anni da Trichet - il suo passato come vice-presidente della filiale londinese di Goldman Sachs, nemmeno avesse fatto parte di Prima Linea o Lotta Continua, visto che in quel caso dirigerebbe un giornale o sarebbe opinionista in tv.

 

Guarda caso, ecco i fari del mondo che vengono puntati sul contratto swap valutario posto in essere nel 2001 tra governo greco e Goldman Sachs, reo di aver “corretto” i dati del debito di Atene ma, soprattutto, di essersi rivelato un investimento per Goldman che, una volta chiuso il deal, poi si sarebbe posta al ribasso contro il debito greco. Che enorme affronto alla moralità! È normale, infatti, che dopo aver condotto una due diligence sui reali conti della Grecia, Goldman abbia sì compiuto il suo ruolo di banca d'investimento ma poi, forte delle sue conoscenze, si sia posta al ribasso: i fatti di questi giorni, parlano da soli. Quel debito era una fogna a cielo aperto, un oceano di dissesto che la paletta e il secchiello di Goldman non avrebbero mai potuto prosciugare: quindi, scommetto contro.

 

Non siano di fronte a funzionari della Bce o della Commissione europea che, dato il via libera agli aiuti, scommettono al rialzo perché ne conoscono la vera entità: Goldman è un soggetto di diritto privato e opera sul mercato, quindi se ha fatto ciò di cui è “accusata” ha fatto bene. Non regge nemmeno l'accusa di insider trading per il suo ruolo di consulenza che la rende più informata di altri sul mercato: anche Morgan Stanley e altre banche d'affari negli anni - e a più riprese, l'ultima volta lo scorso novembre - hanno offerto i propri servigi al governo di Atene, il quale però ha scelto Goldman semplicemente perché è la migliore.

 

Altra accusa al gigante newyorchese è la propria capacità di agire sui mercati attraverso il software di flash trading che le permette di centrare ordini sempre un nanosecondo prima degli altri. Anche qui, tanto complottismo e poco realismo. Attualmente nelle Borse occidentali, tutte, servono 300 microsecondi - mille volte meno di un battere di ciglia - per incastrare ordini di acquisto e vendita: è così per tutti. Il trading algoritmico e ad alta frequenza, poi, rappresenta il 60% di tutte le attività sui mercati azionari degli Stati Uniti: non è solo Goldman, allora, a utilizzare i geni della matematica invece che affidarsi ai consigli degli arbitraggisti, mi pare.

 


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