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FINANZA/ Non sono tutte di Goldman Sachs le colpe sul crac della Grecia

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Pensate, tanto per capire quanto l'attività sui mercati sia frenetica, che i gateway, i cancelli, attraverso cui arrivano gli ordini sono interessati da un traffico di 3mila messaggi al secondo: e le valvole di regolazione entrano in gioco ai cinquemila messaggi al secondo, non prima. Questo è il mondo in cui naviga Goldman Sachs insieme, però, a tutti gli altri che ben ne accettano regole ma anche privilegi: non è colpa di Goldman se nel febbraio dello scorso anno Ubs ha inoltrato un ordine da 31 miliardi di dollari, 100 volte più grande del voluto. E nemmeno se Morgan Stanley, nel settembre di sei anni fa, ha inoltra un ordine da 10 miliardi invece che da 10 milioni. Loro sbagliano, perché in questa follia telematica è normale sbagliare, Goldman non sbaglia. Perché sono più bravi. Punto.

 

Sarebbe quindi il caso di farla finita con certe piazzate e dare le colpe a chi le merita: non va biasimata Goldman per il currency swap greco del 2001, ma Atene e i suoi politici corrotti e incapaci che non hanno saputo far altro che distruggere l'economia di un paese, rendendolo talmente debole e vulnerabile da diventare preda e bersaglio delle decine di Goldman di turno. Nessuno, a oggi, ha lanciato attacchi speculativi al ribasso sui conti tedeschi: si tengono d'occhio i cds delle banche teutoniche, non le casse e il rischio di default sul debito. Ed è cosa molto ma molto differente.

 

Basta quindi con il crucifige della finanza come mostro cattivo e senza morale, la situazione della Grecia e dell'intera eurozona è colpa di politici inetti e burocrati che non rispondono ad alcunché poiché non godono di mandato popolare: forse occorrerebbe mettere mano a questo, prima che pulirsi la coscienza dando tutte le colpe a Goldman Sachs. Il fatto stesso che Berlino stia “giocando” con il futuro di Atene e degli altri Pigs, prima confermando e poi negando il piano di salvataggio, la dice lunga sulla “moralità” di certa politica nell'Unione.

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