Lavoro
mercoledì 3 febbraio 2010
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Dal modo con cui affrontò il sequestro Moro, affermando che non esiste ragion di stato che preveda il sacrificio di una vita umana, fino alla definizione di un moderno rapporto tra lo stato e la Chiesa cattolica. O ancora la convinzione che si dovesse affermare il primato della politica - espressione della volontà popolare - attraverso riforme tali da rendere le istituzioni realmente governanti nella prevalenza dell’interesse generale. Sono lezioni ancora attuali.
Nel suo ultimo libro, Dialogo a Nordest, lei ha detto che un futuro ambizioso «potrà essere costruito solo dai popoli e non dalle élites ciniche e indifferenti». Quali sono queste oligarchie e che cosa si deve fare per contrastarle?
Sono quegli interessi particolari espressi da tecnocrazie e gruppi di interesse che sono legittimi quando rappresentano in modo trasparente una ragione di parte, ma non lo sono quando hanno la pretesa di imporla come interesse generale, di sostituirsi o di condizionare la volontà popolare. Gruppi contro i quali è oggi indispensabile riaffermare il primato della politica e con esso della volontà popolare.
Il Nordest è sempre stato difficile da capire: terra del cattolicesimo che guarda a sinistra, della vocazione imprenditoriale, delle spinte autonomiste. Per anni è stato un modello. Lo è ancora?
Il Nordest è innanzitutto collocato in una posizione che lo rende piastra logistica naturale dell’intera Unione europea, nelle due direzioni del possibile sviluppo futuro dell’Europa, quella orientale e quella mediterranea. Un popolo che viene dall’antica tradizioni di una straordinaria esperienza politica come quella della Serenissima, che ha rinnovato nel tempo la sua attitudine alle relazioni globali. Ha profonde radici cristiane che lo aiutano all’incontro perché l’incontro è sempre figlio di una robusta identità. Quindi è una terra che può dare molto all’intero paese e all’intera Europa.
Si discute molto della riforma federale dello stato. Teme uno scollamento delle zone più produttive del nord quando si farà il federalismo?
No. Il federalismo di questo governo saprà inserire la responsabilità nel decentramento dei poteri e diventerà un nuovo strumento di coesione nazionale.
I parolai difendono lavoro e famiglia ma anche la nostra? Non è forse più facile difendersi da un nemico che vedi? Almeno puoi sguainare la spada, o ritirarti, o chiedere pietà! Sgobbare e crescere famiglia è tirarsi su le maniche, solo così la parola si fa carne.
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