mercoledì 3 febbraio 2010
Non passa giorno che il «bollettino» della crisi non dica qualcosa di nuovo, in peggio o- più raramente - in meglio. Tra gli ultimi dati in circolazione, se si fa eccezione da quelli positivi delle entrate fiscali, ci sono quelli del Fondo monetario. Il Fmi ha rivisto al rialzo le nostre previsioni di crescita: +1 per cento nel 2010 e +1,3 per cento nel 2011. La disoccupazione invece e in aumento: +0,2 per cento tra novembre e dicembre. I più lungimiranti, augurandosi di essere smentiti, lo avevano detto: nel 2010 subiremo le conseguenze gravi della disoccupazione. La tenuta sociale del paese è a rischio? Ilsussidiario.net ne ha parlato con il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Ministro, gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione sono chiari: 8,5 per cento in dicembre contro l’8,3 di novembre. A soffrire di più sono i giovani: 26,2 per cento di disoccupati, 3 punti in più rispetto a dicembre 2008. Avevamo già messo nel conto un peggioramento dell’andamento della disoccupazione nel corso del 2010. Per questo abbiamo messo a disposizione risorse per ammortizzatori sociali ancor maggiori rispetto a quelle spese nel corso del 2009. Non solo. Abbiamo aperto un tavolo con Regioni e parti sociali per fare in modo che agli ammortizzatori sociali e alle forme di integrazione del reddito si colleghi anche un investimento adeguato in competenze. Come ripeto da tempo, senza formazione non si va da nessuna parte. In ogni caso i dati europei sono peggiori dei nostri. Nella sua prolusione del 25 gennaio mons. Bagnasco ha parlato della crisi e puntato l’attenzione sulla coesione sociale. È venuta meno - ha detto - quella che viene chiamata «cura tra le generazioni». Che cosa può favorirla secondo lei? In primo luogo credo che si debba rivalutare il ruolo della famiglia come luogo naturale dell’incontro tra le generazioni. Della famiglia come cellula indispensabile e vitale - soprattutto dal punto di vista demografico, e poi anche da quello della trasmissione delle esperienze - dell’accompagnamento alle scelte educative dei giovani, che troppo spesso sono abbandonati a se stessi e privi di un orientamento serio. Tutto questo si ripercuote sulle scelte di vita, personali e professionali. Non c’è niente di peggio che trovarsi nella condizione di non compiere scelte educative fondamentali per l’interferenza di convenzioni sociali e di valori sbagliati. Chi minaccia la famiglia oggi e perché? Per continuare la lettura dell’intervista clicca sul simbolo >> qui sotto
Non passa giorno che il «bollettino» della crisi non dica qualcosa di nuovo, in peggio o- più raramente - in meglio. Tra gli ultimi dati in circolazione, se si fa eccezione da quelli positivi delle entrate fiscali, ci sono quelli del Fondo monetario. Il Fmi ha rivisto al rialzo le nostre previsioni di crescita: +1 per cento nel 2010 e +1,3 per cento nel 2011. La disoccupazione invece e in aumento: +0,2 per cento tra novembre e dicembre. I più lungimiranti, augurandosi di essere smentiti, lo avevano detto: nel 2010 subiremo le conseguenze gravi della disoccupazione. La tenuta sociale del paese è a rischio? Ilsussidiario.net ne ha parlato con il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi.
Ministro, gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione sono chiari: 8,5 per cento in dicembre contro l’8,3 di novembre. A soffrire di più sono i giovani: 26,2 per cento di disoccupati, 3 punti in più rispetto a dicembre 2008.
Avevamo già messo nel conto un peggioramento dell’andamento della disoccupazione nel corso del 2010. Per questo abbiamo messo a disposizione risorse per ammortizzatori sociali ancor maggiori rispetto a quelle spese nel corso del 2009. Non solo. Abbiamo aperto un tavolo con Regioni e parti sociali per fare in modo che agli ammortizzatori sociali e alle forme di integrazione del reddito si colleghi anche un investimento adeguato in competenze. Come ripeto da tempo, senza formazione non si va da nessuna parte. In ogni caso i dati europei sono peggiori dei nostri.
Nella sua prolusione del 25 gennaio mons. Bagnasco ha parlato della crisi e puntato l’attenzione sulla coesione sociale. È venuta meno - ha detto - quella che viene chiamata «cura tra le generazioni». Che cosa può favorirla secondo lei?
In primo luogo credo che si debba rivalutare il ruolo della famiglia come luogo naturale dell’incontro tra le generazioni. Della famiglia come cellula indispensabile e vitale - soprattutto dal punto di vista demografico, e poi anche da quello della trasmissione delle esperienze - dell’accompagnamento alle scelte educative dei giovani, che troppo spesso sono abbandonati a se stessi e privi di un orientamento serio. Tutto questo si ripercuote sulle scelte di vita, personali e professionali. Non c’è niente di peggio che trovarsi nella condizione di non compiere scelte educative fondamentali per l’interferenza di convenzioni sociali e di valori sbagliati.
Chi minaccia la famiglia oggi e perché?
Per continuare la lettura dell’intervista clicca sul simbolo >> qui sotto
I parolai difendono lavoro e famiglia ma anche la nostra? Non è forse più facile difendersi da un nemico che vedi? Almeno puoi sguainare la spada, o ritirarti, o chiedere pietà! Sgobbare e crescere famiglia è tirarsi su le maniche, solo così la parola si fa carne.
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