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FINANZA/ Ora anche la Spagna mette a rischio il futuro dell’Ue

Pubblicazione:mercoledì 3 febbraio 2010

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Secondo, domani a mezzogiorno sapremo cosa deciderà la Bank of England per il futuro del paese. L'istituto di Threadneedle Street è chiamato infatti a decidere se proseguire o bloccare la politica di quantitative easing da 200 miliardi di sterline varata nel pieno della crisi e che ora sta spaventando - e non poco - i mercati. Il Monetary Policy Committee della Bank è decisamente diviso e il voto sarà deciso forse da una singola mano alzata o abbassata: una bella responsabilità, visto che oltre a questa decisione imminente c’è quella del rialzo dei tassi, altro incubo notturno della City.

 

Inoltre, il problema della massa monetaria M4 - o meglio, M4x visto che va valutata quella aggiustata in base alle distorsioni - è molto debole e questo potrebbe essere un motivo per la prosecuzione del quantitive easing: i mercati chiedono la fine del denaro pompato artificialmente, valutazioni macro dicono di proseguire. Il destino della sterlina, che gli analisti di Morgan Stanley danno già per spacciata contro l'euro entro due-tre mesi, è legato a doppio filo a questi interrogativi: domani all'ora di pranzo i sudditi di Sua Maestà conosceranno una parte, non definitiva ma certamente vincolante, del proprio destino.

 

Terzo, la trappola del debito. Anche la grande stampa, finalmente, ha cominciato a prendere sul serio gli scricchiolii di default che provengono da almeno quattro paesi dell'Ue e le ipotesi di sganciamento dai meccanismi comunitari non appaiono più una bestemmia. Con i cds sul debito greco schizzati ormai abbondantemente sopra i quattrocento punti a livelli islandesi, lo spread tra i rendimenti a 10 anni tra i bund tedeschi e i titoli ellenici ha raggiunto livelli impensabili: quei due paesi, formalmente uniti dal vincolo europei, appartengono in realtà uno a Venere e l'altro a Marte.

 

Le opzioni, per la Germania, sono due: acconsentire alla fine al sempre negato piano di salvataggio della Grecia oppure dire addio essa stessa alla carcassa della vecchia unione monetaria europea, svincolandosi dal cosiddetto Club Med, ovvero gli Stati mediterranei sull'orlo del baratro più l'Irlanda e dare vita a quello che a Francoforte già segretamente chiamano deutsche mark II.

 

Sembra fantascienza ma non lo è. Alex Weber, il capo della Bundesbank, è stato decisamente chiaro in merito: «Politicamente, un salvataggio della Grecia non è spendibile verso gli elettori che non vogliono sentir nemmeno parlare di sacrificio a beneficio altrui. Quel tipo di aiuto condizioni o, peggio ancora, non condizionale, è semplicemente controproducente».

 

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COMMENTI
04/02/2010 - Sono le 18,00 (Roberto Alabiso)

Mi auguro che Lei stavolta si possa essere sbagliato.

 
03/02/2010 - Effetto domino (Elio Campagna)

Sicuramente l'UE non può lasciare indietro nessuno altrimenti avremmo un effetto domino perverso ovvero difficilmente si riesce a cambiare le regole quando si è già in gioco. Quindi un crollo di un paese creerà un fall-out europeo con conseguenze poco prevedibili. Ritengo la situazione degli USA migliore di quella europea per il semplice fatto, evidente, che loro hanno la "briglia sciolta". Non è ammirazione la mia, semplicemente la constatazione che hanno fantasia e possibilità operative così come ben spiegato al punto 1. Noi, da crisi derivata (un gioco di parole ma da leggersi nel senso che deriva da oltre-oceano), abbiamo meno operatività e troppe differenze. Una unione di conio ma non di cranio... Nonostante tutti i problemi, penso che la BundesBank da noi sempre ammirata farà la sua parte bene e con giudizio. A livello politico l'Europa è ancora da costruirsi... se pensiamo ancora con i vecchi schemi del noi e voi e non del lì e là (spero di essere stato più chiaro del dovuto).

 
03/02/2010 - Non si può usare un linguaggio più semplice? (Guido Cifoletti)

Dico la verità, non ne posso più di questi articoli di economia pieni di anglicismi che si danno tutti per conosciuti dal pubblico: ad esempio, cos'è lo spread? Cos'è il quantitative easing? E via di questo passo. Quante persone, anche fra quelli che normalmente sono considerate istruite, riescono a leggere simili articoli?