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Economia e Finanza

FINANZA/ Ora anche la Spagna mette a rischio il futuro dell’Ue

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Non è d'altronde un segreto il patto che i politici tedeschi, negli anni Novanta, stipularono con i cittadini-elettori: l'abbandono del marco non dovrà portare instabilità monetaria, altrimenti questa diverrà una debolezza da scaricare sui debiti del Club Med. Helmut Kohl potrebbe confermare. La Germania, d'altronde, sta esportando a pioggia i suoi beni verso sud: negli ultimi dodici mesi il surplus corrente di Germania e Benelux è di 211 miliardi di dollari contro gli 82 miliardi di deficit della Spagna, i 64 dell'Italia, i 57 della Francia e i 37 della Grecia.

 

Gli hedge funds stanno scommettendo forte sul sì di Berlino al salvataggio della Grecia, ma se Angela Merkel è di questo avviso non lo so. Il ministro dell'Economia, Rainer Bruderle, ha detto chiaro e tondo che «non ci saranno salvataggi a meno di non mettere in discussione la stessa unità monetaria europea». Ora l'argomento principe è chi seguirà il destino greco e il nome che compare in cima alla lista è quello della Spagna.

 

In effetti, l'azzardo non è poi tale. Il debito corporate esterno iberico è terribilmente alto, il deficit di budget è oltre l'11% del Pil e i 50 miliardi di euro di tagli alla spesa che Madrid ha operato nel tentativo di tranquillizzare i mercati hanno portato con sé un cadeau del 19% di tasso di disoccupazione. E chi resta senza lavoro ha diritto al 50-60% per cento dello stipendio per diciotto mesi, poi la scure cala e si resta del tutto a piedi.

 

Se il governo Zapatero non correrà in fretta ai ripari, difficile dire come se non chiedendo esso stesso aiuto all'Ue, i separatismi baschi, catalani e galiziani troveranno benzina per far funzionare a pieno regime la macchina disgregatrice dello Stato centrale. In molti guardando a questa ipotesi, non senza interesse. Il problema principale, però, resta cosa deciderà di fare la Germania: salvare la Grecia a costo di un ricasco politico ed economico interno o tenere fede alla promessa, non scritta ma vincolante, di Helmut Kohl. La risposta non è così scontata.

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COMMENTI
04/02/2010 - Sono le 18,00 (Roberto Alabiso)

Mi auguro che Lei stavolta si possa essere sbagliato.

 
03/02/2010 - Effetto domino (Elio Campagna)

Sicuramente l'UE non può lasciare indietro nessuno altrimenti avremmo un effetto domino perverso ovvero difficilmente si riesce a cambiare le regole quando si è già in gioco. Quindi un crollo di un paese creerà un fall-out europeo con conseguenze poco prevedibili. Ritengo la situazione degli USA migliore di quella europea per il semplice fatto, evidente, che loro hanno la "briglia sciolta". Non è ammirazione la mia, semplicemente la constatazione che hanno fantasia e possibilità operative così come ben spiegato al punto 1. Noi, da crisi derivata (un gioco di parole ma da leggersi nel senso che deriva da oltre-oceano), abbiamo meno operatività e troppe differenze. Una unione di conio ma non di cranio... Nonostante tutti i problemi, penso che la BundesBank da noi sempre ammirata farà la sua parte bene e con giudizio. A livello politico l'Europa è ancora da costruirsi... se pensiamo ancora con i vecchi schemi del noi e voi e non del lì e là (spero di essere stato più chiaro del dovuto).

 
03/02/2010 - Non si può usare un linguaggio più semplice? (Guido Cifoletti)

Dico la verità, non ne posso più di questi articoli di economia pieni di anglicismi che si danno tutti per conosciuti dal pubblico: ad esempio, cos'è lo spread? Cos'è il quantitative easing? E via di questo passo. Quante persone, anche fra quelli che normalmente sono considerate istruite, riescono a leggere simili articoli?