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Economia e Finanza

TELECOM/ A chi giova il cattivo matrimonio combinato con Telefonica?

La fusione tra Telecom Italia e Telefonica porterà le telecomunicazioni nostrane in mano straniera. Politicamente la scelta è obbligata ed economicamente imprevedibile. Il commento di GIANNI GAMBAROTTA

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La legge di Murphy dice: “Se qualcosa può andar male, lo farà”. Anche se è datata, visto che risale agli inizi degli anni 50, è senz’altro applicabile anche oggi al caso che sta appassionando (si fa per dire) la finanza italiana e in misura assai più moderata anche quella europea, vale a dire l’ipotetica fusione fra Telecom Italia e Telefonica.


Operazione che, malgrado tutti gli artifici e le astuzie che verranno messi in campo, porterà inevitabilmente l’intero settore delle telecomunicazioni italiane sotto controllo straniero. Non bisogna dimenticare, infatti, che gli altri player nazionali, mobili o di rete fissa, sono già estero posseduti.


L’Italia, in questo, sarebbe un caso unico fra i paesi sviluppati o che pretendono di esserlo: qualche record bisogna pur detenerlo. Come già scritto sul sussidiario.net è opportuno dare, a livello governativo, luce verde a questo passaggio delle consegne agli spagnoli: l’Italia non può, come ha fatto, andare in terra iberica a comprare società elettriche, reti televisive, case editrici, giornali e poi alzare barriere tricolori quando capitali spagnoli vogliono entrare a casa nostra.


Il ministro dello sviluppo di Madrid, pochi giorni fa, ha detto di aspettarsi da Roma reciprocità. E ha ragione. Dunque l’operazione, se gli spagnoli davvero vorranno farla, si dovrà fare. Questo però non cancella una verità: si tratta di una pessima operazione perché mette assieme due pessime società, figlie di due capitalismi di matrice diversa, ma pessimi entrambi. Oltre a questo è, naturalmente, un pessimo affare per l’Italia.

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