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FINANZA/ Passata la crisi ritorna la miopia del profitto senza morale

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Non è lecito appropriarsi di ricchezza (profitto) che è stata raggiunta, in maniera preponderante, in forza di interventi diretti o indiretti delle comunità aziendali, nazionali o sovrannazionali. Questo profitto-ricchezza appartiene alle imprese stesse e deve restare nelle imprese per essere un positivo volano per la stabilizzazione e lo sviluppo delle imprese stesse. La “furba” sottrazione verso questa naturale destinazione della ricchezza-profitto è, al contempo, un atto di violenza e la dimostrazione del massimo disinteresse sociale di certi top manager. Il tornaconto economico - tanto sottolineato ed auspicato dalla scuola economica di Chicago - trova in questo comportamento il suo più abnorme e deteriore esempio.

Il profitto perseguito e destinato in maniera da “soddisfare” solo il proprio tornaconto personale, non è solo a-etico, ma è anche miope perché sostanzialmente contrario alla stessa sopravvivenza nello sviluppo delle imprese. Occorre rivolgere il faro dell’attenzione a queste problematiche e nel riesaminare tutto ciò che è accaduto nell’economie delle imprese e delle nazioni a causa della crisi finanziaria ci sembra cosa opportuna che venga posto l’accento anche sulla natura sociale delle imprese (siano esse private o pubbliche) e dei loro profitti.

Non siamo contro il profitto, siamo contro il suo insano perseguimento e alla sua insana destinazione.

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